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The King is Dead – Decemberists

A due anni di distanza dall’ultimo The Hazards of Love, gli americani Decemberists tornano con un nuovo album dal titolo che non può non rendere omaggio a quel The Queen Is Dead che i signori The Smiths realizzarono nell’1986 e che ha influenzato buona parte delle indie band di questo pianeta. The King is Dead è un disco molto più folk del solito. E anche se i Decemberists da sempre sono legati in maniera indissolubile a certe sonorità, questo disco è folk in un senso tradizionale. Le strutture dei brani diventano più semplici e quadrate rispetto a ciò che erano stati in grado di mostrarci con l’ultimo The Hazards of Love nonché con alcuni episodi di The Crane Wife e Picaresque. Inoltre, The King is Dead abbandona l’idea del concept e diventa un disco di canzoni. Un disco che non ha bisogno di tanti orpelli, arrangiamenti complessi o grande intreccio di strumenti per mostrare la bellezza di composizioni nate semplicemente chitarra e voce. Così la chitarra acustica e la voce inconfondibile di Colin Meloy insieme a quella femminile ora di Gillian Welch, ora di Laura Veirs sono gli ingredienti più veri ed emozionanti di questo lavoro. L’introduttiva Don’t Carry It All ha un ritmo cadenzato tenuto da chitarra e batteria, l’armonica spunta di tanto in tanto mentre strumenti peculiari quali l’accordion e il violino vengono utilizzati per accompagnare dolcemente amalgamandosi al sound del brano, senza che ci sia bisogno di emergere in maniera solistica. Calamity Song è più andante, il sound più compatto mostra qualche arpeggio di chitarra elettrica a slegare una struttura piuttosto solida. Rise To Me cattura subito per la sua bellezza con quella slide guitar capace di estraniare e di portarci con la mente a dipingere la nostra idea di America, tra le alte montagne, le rive dei laghi e il sole cocente. Rox in the Box sembra quasi un traditional di quel folk tipicamente celtico che importato in America ha contribuito alla nascita del country e del blues. Ritmica in levare sorretta dalla fisarmonica, melodie accompagnate dal violino e una parte strumentale che profuma d’Irlanda. January Hymn e June Hymn sono due inni che ci suggeriscono quelle atmosfere, quegli odori e quei sentori tipici di due momenti opposti dell’anno, due brani piuttosto intimi e spogli, incentrati principalmente su chitarra e voce e che sanno emozionare. E se il singolo Down by the Water è destinato a diventare un cavallo di battaglia per il suo andamento coinvolgente e l’armonica sguaiata, All Arise! si fa notare per l’abito che gli cuce addosso l’inconfondibile suono del fiddle, vero protagonista del brano. This is Why We Fight è una piacevolissima cavalcata più legata al concetto di rock & roll, ce lo dimostrano il suo andamento, gli arrangiamenti e un climax ascendente che sfocia in un finale che cattura davvero. Dear Avery è la conclusione perfetta, la distensione totale alla fine di un viaggio intrapreso col la mente attraverso le atmosfere, i colori, gli odori, i sogni di una terra e una tradizione che non ci appartengono ma in questo modo, attraverso l’immaginazione, in un certo senso diventano anche nostre. Ed è bello notare come ad ogni brano riaffiorino i grandi artisti americani del folk e del country ai quali i ragazzi di Portland inevitabilmente si ispirano per eredità di un retaggio culturale già implementato da Bob Dylan a Bruce Springsteen, passando per Neil Young. Da notare la presenza di Peter Buck dei REM in tre brani oltre che a quelle solite e già citate di Laura Veirs, Gillian Welch, Dave Rowlings e Tucker Martine. Ancora un ottimo lavoro per i Decemberists che pian piano diventano sempre più grandi.

Capitol Records – 2011

Label: Emi/Virgin – 2007

Line-up: Colin Meloy (vocals, guitars) – Jenny Conlee (piano, accordion) – Chris Funk (lead guitar) – John Moen (drums) – Nate Query (bass) – Peter Buck (guitar on Don’t Carry it All, Calamity Song e Down by the Water) – Gillian Welch (vocals on Down by the Water) – Laura Veirs (vocals on Down by the Water) – Annalisa Tornfelt (violin, fiddle) – Dave Rowlings (vocals on Down by the Water) – Tucker Martine (percussions)

Tracklist:

  1. Don’t Carry It All
  2. Calamity Song
  3. Rise to Me
  4. Rox in the Box
  5. January Hymn
  6. Down by the Water
  7. All Arise!
  8. June Hymn
  9. This is Why We Fight
  10. Dear Avery

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