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There is Love in You – Four Tet

Kieran Hebden innamorato dei suoi giocattoli elettronici, schiavo del fascino misterioso dei dettagli e degli accostamenti inusuali, superstite di quell’elettronica sfuggita per caso all’avanguardia, giunge quest’anno alla sua opera più calda e umana, che non esita un momento a rassicurarci in ogni modo su una inaspettata verità: there is love in you. C’è amore in noi e persino in questa elettronica di inizio millennio (inoltrato), che molti temevano potesse scivolare in mero esercizio e fredda logica combinatoria. Four Tet (nome d’arte del nostro) è sempre stato uno poco propenso a badare a spese nell’accostare fonti disparate, dal jazz al minimalismo, dal post-rock all’elettronica da ballo, dal folk al fascino delle melodie reiterate, ed in questo There is Love in You sembra aver raggiunto una formula che accontenti davvero tutti senza per nulla svendersi a soluzioni ovvie o discutibili. There is Love in You impadronendosi dell’alfabeto house degli anni ’90 ne approfitta per aprire lo spazio ad un linguaggio universale tutto minimalista, fatto di temi ripetuti, trame ipnotiche, ritmiche avvolgenti. E’ il caso dell’apertura sensuale di Angel Echoes, o della microhouse melodica della bellissima Love Cry. Già con la successiva Circling l’ipnosi ha ormai sedimentato le sue radici e non resta che abbandonarsi ad una dimensione più intima, affascinante, primitiva: le scansioni della melodia sono gelide eppure evocano paesaggi di tepore, di vani familiari, ancestrali e contemporanei, di danze della mente conosciute soltanto per genetica e mai per esperienza. Androidi, provenienti dagli anni ’80, di un secolo venturo si lanciano nell’elettronica snodabile di Sing e popolano senza sosta e ritegno le piste, rinunciando pure al concetto di tempo. La lunga migrazione sonora di This Unfolds probabilmente è il capolavoro del disco, evolvendo per incrementi successivi e partorendo una melodia dolcissima, futurista, una clip dimostrativa sull’esistenza delle autostrade del futuro che i Kraftwerk prefiguravano quarant’anni fa nel loro epocale Autobahn. Reversing reitera ad libitum una frase di synth incensandola su un tappeto ambient incorporeo che si avvita su percussioni e soffici rumorismi, mentre Plastic People cita quasi le atmosfere synthpop dei Depeche Mode di The Things You Said. I titoli di coda sono affidati al post rock di She Just Likes to Fight, commiato che assomiglia ad una sorta di lungo volo pindarico, in cui Fou Tet, sorvolando i cieli dell’elettronica contemporanea, è come Cupido che scocca le frecce. Può accadere, infatti, di non essere investiti da questo disco, ma se una delle tante frecce di Cupido si posasse su di noi, sarebbe altrettanto difficile non innamorarsene di brutto, venendone coinvolti completamente in un movimento ormai naturale della mente e del corpo insieme.

Credits

Label: Domino – 2010

Line-up: Kieran Hebden

Tracklist:

  1. Angel Echoes
  2. Love Cry
  3. Circling
  4. Pablo’s Heart
  5. Sing
  6. This Unfolds
  7. Reversing
  8. Plastic People
  9. She Just Likes to Fight

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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