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“Emergente è una parolaccia ormai, noi siamo sommersi”: intervista ai Facciascura

facciascura_inter01Il Reamp Festival di Verona, oltre che chiacchierare con i Karma, ci ha dato modo di conoscere più da vicino un’altra interessantissima realtà che giustamente non vuole farsi chiamare “emergente”. Losthighways è da sempre pronto a indagare, curiosare, sostenere e puntare la luce su progetti di qualità che secondo la nostra logica meritocratica devono avere spazio e visibilità. Quando poi questi incontri si rivelano occasioni di vero scambio di idee con persone che vivono con passione la musica, allora ci si accorge di avere fatto centro, e di ritrovarsi ad essere piccoli ingranaggi di un motore bellissimo, che almeno per una sera, sembra funzionare a meraviglia. A rispondere alle nostre curiosità sul loro disco e sulla collaborazione con Andrea Viti e David Moretti (Karma) ci sono i veronesi Facciascura. (Ventimila sere sotto il mare e Cavie sono in streaming autorizzato; in collaborazione con Giulia Gasparato).

Questa sera al neonato Reamp Festival presentate il vostro disco d’esordio Quanti ne sacrificheresti? in una serata memorabile con i vostri amici e colleghi Karma. Raccontateci come è nata la collaborazione con loro…
Francesco Cappiotti: Il nostro disco, inizialmente, doveva essere prodotto solo da GianCarlo Onorato e da me, poi a seguito di una serie di trasferimenti del progetto da uno studio all’altro, siamo incappati in una persona veramente capace ed umanamente incredibile: Andrea Viti. Lui ha curato l’ultima fase della produzione in uno studio storico del rock italiano, il Jungle Sound di Milano. E’ di Andrea anche la post-produzione: con una serie di macumbe tecniche di cui lui è molto esperto, ci ha permesso di avere dei suoni molto più convincenti. Si tratta quindi di una collaborazione nata attraverso il contatto di GianCarlo Onorato, e poi continuata per vera amicizia. Inizialmente nell’album non era prevista la cover de Il Cielo. E’ stata una cosa naturale perchè dieci anni fa ci piacevano tantissimo ed andavamo ai loro concerti: avere il bassista dei Karma alla produzione del nostro disco era un’occasione da sfruttare.

Torniamo indietro. Il termine band emergente nel vostro caso è fuorviante. Spesso con questa espressione si pensa a ragazzi imberbi, ma la vostra realtà è diversa. Dove e quando nasce la vostra musica e come mai vi ha portato ad esordire con un album solo in questo 2010?
Francesco: “Emergente” è una parolaccia ormai, noi più che emergenti siamo “sommersi”. Tutti quanti da almeno dieci anni facciamo musica nell’ambito indipendente, cercando di farlo con qualità, ma siamo sommersi. E’ anche di questo che parla un nostro brano: Ventimila sere sotto il mare. Passare tutto questo tempo all’attenzione di nessuno eppure riuscire a trovare un senso per fare le cose. All’inizio abbiamo suonato io e mio fratello Carlo, poi si è aggiunto Chris Meggiolaro, poi Filippo Romano e poi Simone Marchioretti. Già tutti noi, però, negli anni ’90 suonavamo in diversi progetti e facevamo parte di quella scena, che a Verona non è mai emersa. Nessuno ci è riuscito qui, forse anche per via di una realtà milanese per certi versi ingombrante: Afterhours, Ritmo Tribale… però comunque apparteniamo a quella scena temporale. Insomma, non siamo dei nonni, al massimo degli zii… i nonni sono loro! (indicando il tavolino al nostro fianco al quale sono seduti i Karma, ndr)

Entriamo ora nel dettaglio. Sono rimasto particolarmente affascinato dalla frase di apertura del disco. Vi presentate in un modo molto provocatorio e determinato: “un urrà per te che sei arrivato qui col talento di uno stronzo qualsiasi”. Questa critica a chi è rivolta? Può essere intesa come chiave di lettura dell’intero disco?
Carlo: A “chi non è rivolta”?! Meglio parlare con Francesco che ha scritto il testo.
Francesco: A volte i testi si sviluppano da singoli aforismi, e tutto quello che c’è dopo è un motivare e giustificare quella frase in cui, in realtà, c’è già tutto. Quella è una frase piena di livore, antipatia ed invidia per chi, in qualsiasi ambito, ce la fa con la propria mediocrità sapendola nascondere. C’è un certo senso di sofferenza nel “non saperlo fare”. Invidia di non essere quello stronzo qualsiasi, capace di interfacciarsi con le altre persone con pragmaticità e mediocrità, che poi spesso scade nell’ipocrisia. C’è chi ci riesce e chi no.
Carlo: E poi è un regalo per tutti quelli che vengono a sentirci, perché in fondo tutti hanno uno stronzo qualsiasi a cui pensare!
Francesco: Ovviamente la cosa bella di un testo è che io lo posso pensare in un modo ma poi il significante, il suono, ha un arcobaleno di significati. Ognuno, almeno per un 20% può vivere il testo per sé: non sarebbe neanche mai giusto spiegare un testo di una canzone. Richiamando Nick Cave, se avessi voluto dire una cosa, l’avrei detta! Se ci sono delle cose grigie, è perchè così si è voluto.
Chris: Io le prime volte che ho sentito quel testo, ho pensato: ma sono io quello stronzo qualsiasi!

facciascura_inter02Parliamo della musica: il vostro è un rock molto “italiano” che, banalizzando, a molti ricorda gli Afterhours, ma con un piglio anche molto cantautorale, in scia con personaggi come Benvegnù nei brani più delicati. Allo stesso tempo riuscite ad essere moderni. Quali sono i vostri riferimenti musicali nel passato e nel presente?
Carlo: Molti dicono che assomigliamo agli Afterhours? E’ vero! La produzione e la ricerca di determinati suoni è stata seguita anche da Andrea Viti, che negli Afterhours ha suonato per dieci anni. Ma non solo: c’erano i Marlene Kuntz, gli Scisma, i Ritmo Tribale, i Karma e tutto quel suono e quella scena con i quali siamo cresciuti. Quelli che non riescono a trovare nel nostro suono altri riferimenti se non gli Afterhours, forse per motivi anagrafici, non ricordano i Karma e tutte quelle band che non hanno avuto la fortuna degli Afterhours – band che un tempo guardava i Karma da sotto il palco o apriva loro i concerti. Ovvio che il commento “quel pezzo è molto in stile Afterhours” lo prendo come un complimento, perchè è un pensiero che deriva dal fatto che ora loro sono gli unici di quella scena ad essere ancora in auge.
Francesco: Non c’è nulla di male in chi, con un ascolto epidermico, riconosce un suono o una voce che a tratti può ricordare gli Afterhours, ma c’è anche gente capace di riconoscere che nella coda di Uno stronzo qualsiasi c’è quasi una citazione dei Soundgarden. Il nostro è un disco fatto dopo tanto tempo e vuole, a modo nostro, omaggiare ciò che era e sono i nostri ascolti musicali, come Jeff Buckley, PJ Harvey, Nick Cave, tra i tanti. Questa nostra scelta è sostenuta dal fatto che i grandi della musica degli anni 2000 per lo più sono gli stessi che sono cresciuti e diventati grandi negli anni ’90. Ad esempio Chris Cornell che comunque, visto ciò che ha realizzato qualche decennio fa, mi sento di perdonare per le ultime scelte musicali intraprese. Ma basta per esempio sentire l’ultimo disco dei Pearl Jam per accorgersi di quanto sia vivo, di quanto convincente sia la carriera artistica di un Eddie Vedder. I lavori di PJ Harvey, poi, dagli anni ’90 al 2000 non hanno avuto praticamente alcuno scivolone. E ce ne sarebbero tanti altri di artisti di cui parlare. Ciò si rispecchia anche nell’ambito italiano, in cui tuttora i nomi di punta sono Afterhours, Marlene Kuntz, i Subsonica.
Carlo: Tornano i Karma, tornano i Linea77… c’è voglia di rock suonato. Tornano addirittura i Litfiba! Piuttosto che Finley e Tokio Hotel va bene tutto, purchè sia rock vero.

Penso però a TRL di Mtv, programma apice di questo sistema musicale che pone in risalto discutibili giovanissimi personaggi: fino a qualche anno fa, primi in classifica andavano i Verdena, che anche ai tempi erano ben differenti dai Finley. Può essere questo un momento che poi fra qualche tempo ci dimenticheremo?
Francesco: Non so. Lo spero. Questi sono prodotti tagliati sull’andamento del mercato discografico. Questo espediente lo ha inventato Cecchetto, che mise sul palco degli under-sixteen scoprendo che vendevano a degli under-twelve: loro fanno le vendite.
Simone: E poi vengono cancellati interi tour perchè pochissimi vanno a vederli! Molti di questi sono prodotti televisivi e diretti ad una generazione che non vive la musica dal vivo.
Filippo: Quando ero giovane spendevo tutti i soldi in dischi, tutti quanti. I giovanissimi, oggi, pensano che la musica sia subito e gratis. Dal computer all’iPod in un attimo; la cosa bella era comprare il disco, annusare l’odore della stampa.
Francesco: Se posso aggiungere, essendo internet un ipertesto che salta di pagina in pagina, anche la musica scaricata è così. Se ad un ragazzino fai conoscere i Led Zeppelin, questo andrà su qualche programma di file-sharing e scaricherà tutta la discografia della band, e l’ascolto magari sarà senza nemmeno un senso cronologico, saltando di brano in brano.
Simone: E’ una cosa terribile, perchè è come decontestualizzare una parola da un libro. Si perde il senso del tutto.

Tornando ai testi, il vostro è un caso raro in cui questi vengono scritti da un membro della band che non è il cantante. Questo denota anche un forte affiatamento nei pensieri e negli intenti, anche al di là della parentela…
Francesco: Io non sono un cantante, e difficilmente potrei esserlo. Carlo invece ha delle potenzialità naturali non indifferenti e da sempre mi è venuto naturale affidare quello che scrivevo a lui. All’inizio è stato molto difficile, perchè io chiedevo a lui di interpretare delle mie emozioni in determinate frasi e non è cosa da poco. Umanamente noi tutti però siamo in grande sintonia, e so che ogni volta che porto un testo, in linea di massima è condiviso ed apprezzato dal resto della band. Conosco i loro caratteri e la loro “psiche”, per questo è possibile. Non è detto però che il prossimo lavoro, per quanto riguarda i testi e le musiche, non sia più corale.

facciascura_inter03Il disco è stato presentato, ora avete in programma un tour? Fin dove vi spingerete?
Francesco: Noi, nell’ottica di essere completamente indipendenti, abbiamo creato insieme ai Karma e a un po’ tutti i gruppi che sono presenti questa sera al Reamp Festival, un booking no profit: un qualcosa di unico credo non solo in Italia. Amanita booking è gestito dai musicisti stessi, i quali fanno anche promoting e management. L’agenzia non ha quindi nessuna percentuale sul cachet: ogni gruppo prende la quota piena. Noi, Facciascura, dopo la data del 26 maggio a Milano in una rassegna che si chiama fAutori, allo Spazio Teatro 89, saremo al seguito della reunion dei Karma.

Facciascura – Preview

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