Home / Editoriali / Un insolito diario: gli Ofelia Dorme raccontano

Un insolito diario: gli Ofelia Dorme raccontano

p1030306Abbiamo sempre seguito gli Ofelia Dorme. Ci piacciono molto. Abbiamo apprezzto Sometimes It’s better to wait. Abbiamo realizzato con loro un’intervista per capirli meglio. Li abbiamo visti live. Insieme abbiamo deciso di regalare ai nostri lettori qualche pagina di diario. Parole appuntate durante tre date particolari. Toni informali. Flusso di umori e colori. In leggerezza.
Giovedì 15 aprile 2010 – Amore selvaggio (three channels)
Stanotte ho dormito bene ma mi sono svegliato presto, molto presto. L’idea di avere davanti a me quattro giorni in cui macinare chilometri e note ha falsato la cognizione del tempo, la settimana è passata senza che me ne accorgessi e così anche l’ultima notte a casa. Preparo lo zaino con il minimo indispensabile per star fuori quattro giorni ed esco per sistemare le ultime cose prima della partenza.

Dare una ripulita al furgone, rimboccare olio motore e acqua, un po’ di spesa per chi rimane a casa e sono pronto per passare a prendere GMod che mi aspetta sotto casa sua. Di lì a dieci minuti siamo nella nostra sala prove dove abbiamo appuntamento con Michi per caricare il furgone.
Preso tutto? Sì… sembrerebbe di sì! Cavi, chitarre, batteria, basso e ampli, merchandising, cd…. cazzo ho dimenticato i cd a casa!!! Non è la prima volta che ci capita di lasciare i cd a casa prima di andare a fare un live. Come direbbe Fra… che fave!!! Quindi ripassiamo da casa mia, prendo i cd e partiamo per Firenze dove ci aspetta Francesca andata li a festeggiare il suo fratellino neolaureato.
Non c’è traffico ed in meno di un’ora siamo al casello di Firenze dove ci aspettano Fra e suo fratello Stefano. Scambio di auguri, complimenti e abbracci e puntiamo il muso del furgone verso sud, anzi sud-est visto che la prima data è in provincia di Ascoli Piceno.
La giornata è splendida e attraversare lo stivale in questa sorta di coast to coast è veramente un piacere. A Foligno lasciamo l’autostrada ed imbocchiamo una statale del tipo millecurve che ci porterà dall’altra parte dell’Appennino attraversando una natura in piena fase esplosiva. E’ primavera!!
Dopo circa cinque ore di viaggio arriviamo puntualissimi a Centobuchi dove Natalino ed i ragazzi del Brevevita ci danno il benvenuto.
Un paio di birre e siamo pronti per montare gli strumenti. Il sound-check è abbastanza veloce, si vede che i ragazzi del Brevevita sanno il fatto loro, Natalino poi è attentissimo, si muove da una parte all’altra del locale per verificare che si senta tutto al meglio.
Saliamo nell’appartamento messoci a disposizione dal locale e dopo un’oretta di decompressione post viaggio ci raggiunge Natalino con tre bottiglie di vino. Amiamo  quest’uomo…
La cena è squisita e mentre svuotiamo le tre bottiglie di vino conosciamo meglio Natalino e la storia del suo Brevevita.
Alle 23 circa siamo giù nel locale già abbastanza pieno. Riempiamo i bicchieri e siamo pronti per cominciare.
Apriamo con To wait, siamo carichi e si sente, al Brevevita ci hanno messo a nostro agio e noi ricambiamo un pezzo dopo l’altro. Dolls, Another man without a name, The wizard: i brani suonano che è un piacere, il pubblico è attento, gli applausi si fanno sentire. A metà concerto This world crea il legame definitvo e arriviamo a fine live che quasi non ce ne accorgiamo. Apprezzatissima la nostra unica cover, se così si può chiamare, By this river di Brian Eno. Siamo senza parole, il pubblico è affettuosissimo e ci chiede di continuare. Altri quattro pezzi e siamo a fine concerto.
Al banchetto del merchandising c’è la fila. Il primo blocco di cd è già finito, corro in camera a prenderne altri e nel mentre vanno via anche magliette e spille. In tanti ci fanno i complimenti e ci chiedono i contatti, i ragazzi del locale ci dicono che è stato uno dei migliori live, l’atmosfera è fantastica e ce ne siamo accorti tutti. Ne godiamo ancora per un po’ e dopo qualche altro bicchiere di birra e di Amaro del Capo smontiamo gli strumenti, ci abbracciamo con i ragazzi del locale e andiamo a morire felici sul letto. L’ultimo pensiero è per Natalino, persona veramente splendida, che prima di lasciarci andare se ne esce con: “Raga’, non è stata ‘na sveltina, è stato un matrimonio!!!”

Venerdì 16 aprile 2010 – Giustizia (per GMod)
Nonostante ci separino da Napoli almeno cinque ore di furgone possiamo fare con calma, sappiamo già che il Mamamu non aprirà prima delle 20:30 e che quindi il sound-check si farà per le 21. La giornata non è delle migliori, il cielo è grigio e a tratti piove, anche abbastanza forte. Dopo un po’ di autostrada imbocchiamo un’altra di quelle statali transappeniniche/millecurve che ci porterà al di là del Gran Sasso dritti verso la A24 per Roma e poi sull’A1 verso Napoli. Il furgone soffre un po’ in salita, i suoi diciotto anni si fanno sentire, ma come sempre non ci abbandona e arriviamo a Napoli puntualissimi. Il grigiore della giornata ci aiuta ad entrare nel mood napoletano dove i tempi sono dilatati e le cose vanno prese con calma. Sappiamo già che suoneremo tardissimo e il fatto che siamo gli headliners della serata di certo non aiuta ad accorciare i tempi. Apre per noi Raffaele, il cantante/chitarrista/ukulelista(?) dei Gentlemen’s Agreement, band napoletana sulla scena da diversi anni e con due o tre album all’attivo. Il suo è un live scanzonato dove reinterpreta alcuni classici intercalandoli con pezzi propri. E venuto qui per divertirsi insieme al suo pubblico… e si vede.
Tocca a noi. La scaletta è la stessa del Brevevita, ma all’inizio sono meno convinto della sera prima. Poi vedo Michi con gli occhi chiusi che pesta sulla batteria e passa ogni dubbio, mi lascio andare. Canzone dopo canzone il pubblico si fa trascinare sempre di più anche se inizialmente con un leggero distacco. The king is dead esce proprio bene così come Naked evil e I like my drums. Anche oggi chiudiamo con By this river, sarà la quinta volta in assoluto che la facciamo, piace un casino a noi ma anche a chi ci ascolta. Tra gli applausi ci chiedono il bis, sono quasi le due di notte e la stanchezza inizia a farsi sentire, facciamo altri tre pezzi e ringraziamo tutti.
Vendiamo qualche cd, facciamo quattro chiacchiere ed iniziamo a smontare tutto.
Ciro, il proprietario del Mamamu, gentilmente ci accompagna attraversando con la macchia un turbinio di vicoli e vicoletti (spesso in controsenso!) e ci scarica davanti all’ostello salutandoci affettuosamente. Il posto è molto carino, atmosfera internazionale, il tipo alla reception fa un po’ fatica a trovare la prenotazione ma dopo una decina di minuti, con il suo accento un po’ brithish ci spiega tutto e ci accompagna in camera. Due secondi e siamo li che vegetiamo sul letto.

Sabato 17 aprile 2010 – Poor kid
Ieri notte per maggior sicurezza abbiamo lasciato gli strumenti dentro al Mamamu e il furgone parcheggiato pochi metri prima. Così, dopo un’abbondante colazione ed una doccia, ci prepariamo per andare a recuperare tutto. Fuori c’è un bel sole e la giornata sembra promettere bene. Scopriamo che GMod, che ha dormito in un’altra stanza, è già uscito da un pezzo e decidiamo di raggiungerlo pensando di trovarlo a rovistare in qualche mercatino vintage o al massimo a fare shopping nel quartiere più esclusivo di Napoli.
Invece lui, occhiali scuri e giubbotto di pelle nera, ha evitato la calca di giornalisti e fans (???) e da vera rockstar è andato a trovare una delle nostre fan più giovani, Penelope di… quattro anni.
La troviamo che esibisce con un certo orgoglio una nostra maglietta e non vede l’ora di farci vedere tutti i suoi strumenti giocattolo coloratissimi e divertentissimi. Dopo averli provati un po’ tutti e gustato un fantastico caffè napoletano, salutiamo tutti e andiamo a recuperare strumenti e mezzo.
Partiamo subito dopo aver caricato il furgone e puntiamo il muso verso Roma. Stasera suoniamo alla Cantina Mediterraneo in quel di Frosinone.
Durante il viaggio ridiamo fino alle lacrime, GMod s’inventa una nuova serie a cartoni animati. Protagonista una classica famiglia, padre, madre, figlia e figlio tutti educatissimi e precisini. tutti tranne uno: il figlio. Acido, pungente, cinico e gran bestemmiatore, inveisce contro genitori e sorella in maniera apparentemente gratuita… Basta! Non dico altro, magari… la realizziamo sul serio!!
Arriviamo a Frosinone nel primo pomeriggio e ci fermiamo in un bel prato in piena campagna ciociara e rimaniamo lì fino a quando è ora di andare alla Cantina. Purtroppo ricordavamo male ed arriviamo sul posto con un’ora di anticipo, il locale è chiuso.
Poco male, c’è ancora il sole e nello spiazzale di fronte al locale non si sta per niente male. Tiriamo fuori due chitarre e strimpelliamo qualcosa, facciamo qualche foto e il tempo passa velocemente.
Nel frattempo arrivano i primi feedback dei concerti di Centobuchi e Napoli, i commenti positivi sono veramente tanti e la cosa ci carica parecchio.
Arrivano Davide e Piergiorgio, i due ragazzi che gestiscono la Cantina Mediterraneo. Facciamo quattro chiacchiere e poi  scarichiamo il furgone e montiamo gli strumenti. Davide è un po’ giù perché nel pomeriggio il suo cane ha avuto problemi di salute, ma nonostante tutto è gentilissimo e disponibilissimo. Facciamo il sound-check abbastanza rapidamente, prepariamo il banchetto del merchandising e beviamo qualche birra. Il locale è abbastanza grande così come il palco, riusciamo a muoverci tranquillamente per scambiarci gli strumenti, anzi c’è talmente spazio che qui avremmo potuto portare anche amplificatori e chitarre elettriche e fare un live più sostenuto. Bisognerà tenerlo a mente per la prossima volta.
Mangiamo insieme ai ragazzi e dopo cena inizia ad arrivare qualcuno. Davide ci spiega che il sabato sera le persone arrivano un po’ più tardi del solito perché passano la prima parte della serata in centro (qui siamo in periferia, zona industriale) e che comunque quella sera in piazza c’era un concerto (se non ricordo male Gazzè). Iniziamo a suonare all’incirca a mezzanotte.
Cominciamo belli carichi anche se dentro il locale c’è pochissima gente, a noi non ha mai fatto molta impressione il numero di persone. Certo che suonare davanti a centinaia di persone fa un certo effetto, ma noi cerchiamo di dare il massimo anche davanti a dieci, l’importante è che ci sia attenzione. Poi fuori lo spiazzale è enorme e la serata è gradevole.
Quando attacchiamo con il terzo pezzo fuori non c’è più quasi nessuno, sono tutti dentro. Il live sta piacendo.
Fra sconvolge la scaletta, va a sentimento, segue l’atmosfera… che grande!!! Gli ultimi tre pezzi li chiama Michi, è anarchia totale. Fantastico!!! Gli applausi chiamano il bis. Chi a inizio concerto era fuori dal locale ci chiede di rifare i primi pezzi. Ripartiamo con To wait, ma finito il pezzo Michi e GMod si allontanano. E’ un modo per chiedere a me e Fra di fare Eve, chitarra e voce. Risalgono sul palco nel finale facendo la ritmica del pezzo con piccole bacchette di legno e rumorini vari.
Chiudiamo con una versione short di New pieces of science.
E’ piaciuto e noi ci siamo divertiti veramente tanto. In molti vengono a farci i complimenti, a chiedere dei prossimi live, del prossimo disco, tanti comprano il cd.
Verso le 5 del mattino Davide ci fa strada verso casa sua dove dormiremo. Domani si torna a Bologna.

Ti potrebbe interessare...

martone_2020

I ricordi di un songwriter italo-americano: intervista a Joseph Martone

Questo songwriter italo-americano ci ha colpiti dalle prime note del suo album d’esordio Honeybirds, uscito per …

Leave a Reply