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Il teatro degli Afterhours sbarca al Valli (RE) 19/03/2010

afterhours_valliCi sono sere che attendi come se fosse Natale, come se nascondessero un regalo dal valore inestimabile e inaspettato. E così capita che una serata di metà marzo si trasformi in quello che stavi aspettando da tanto, troppo tempo per tornare a respirare. Sono le 20.30 di un venerdì primaverile e ti ritrovi davanti ad un teatro ad ammirare i giochi di luce creati da una fontana che non ti eri accorta potesse essere così bella nonostante sia proprio nel centro alla tua città. Intorno a te si sta formando una piccola folla composta dagli elementi più disparati: dal fricchettone, che gira con più birra in corpo che nella lattina, alla signora elegante, che non sai se sia lì per accompagnare la prole o perché incuriosita dall’evento. Lo sguardo cade inevitabilmente su un cartello che campeggia all’ingresso: Afterhours a Teatro, tour 2010. Tra pochi minuti sarai lì, a goderti lo spettacolo.

Per la prima volta dopo più di venti appuntamenti non so bene cosa aspettarmi da questa serata, ma sono certa che ne varrà la pena. Ci sediamo nelle nostre poltroncine rosse e alle 21.30 gli Afterhours si materializzano sul palco. Manuel Agnelli inizia a raccontarci di nonna Armida, di come ha vissuto, del fatto che sia talmente inaridita dalla società da non trovare altro da raccontare ai suoi nipotini se non i fatti di cronaca nera (Armida e la realtà da Le ombre bianche di Ennio Flaiano) per poi sedersi al piano e suonare le note di Ci sono molti modi declamando le vicende di una società invasa dalla burocrazia, dove i timbri ormai hanno preso il sopravvento (Dei timbri e dei ladri da Le ombre bianche di Ennio Flaiano). “Simil ballerina stai / Ma sei in tinello nuda ormai”. Le note di Tarantella all’inazione invadono i drappi e i palchi del teatro Valli. La chitarra sporca di Manuel ci guida su un tappeto di note che ti ricordano che Tutto fa un po’ male. Cala una tenda e da un gioco di luci ed ombre emerge Musicista contabile. Per una volta è bello ascoltare la voce di Manuel e non quella di chi regolarmente ti urla nelle orecchie pestandoti i piedi. C’è chi accenna qualche canzone, chi prova a tenere il tempo con il piede, ma il tutto senza disturbare, quasi a non voler interrompere l’alchimia. Ad ogni canzone il silenzio viene spezzato da uno scrosciare d’applausi. E chi sta sul palco se ne accorge: “grazie di rispettare questo spettacolo“. Posso avere il tuo deserto? lascia il posto a Simbiosi, arricchita da una lettura di Vasco Brondi (alias Le luci della centrale elettrica, n.d.r.), che poi regalerà un suo pezzo. Gli Afterhours tornano con Senza finestra e con una versione di Ice box da togliere il fiato. Il rock di Ho tutto in testa ma non riesco a dirlo e 1996 scuote la platea. La voce di Agnelli graffia ad ogni parola, fino a Le jene (da Le ombre bianche di Ennio Flaiano), seguita da Ballata per la mia piccola iena. “Fra piccole iene, solo se conviene“. Le iene ormai sono fra noi, nutrendosi delle nostre anime. “Siamo stati ad un festival… e l’abbiamo vinto…” e parte una versione per chitarra e violino de Il paese è reale che prende l’anima e la trasporta dritta verso Punto G. Una cupa Varanasi Baby e la splendida Ritorno a casa ci portano verso la prima pausa di questa serata magica. Gli Afterhours lasciano il palco, ma il pubblico non ci sta, inizia ad applaudire, ad acclamarli perché li rivuole. Le note di Spirit ditch degli Sparklehorse riecheggiano, quasi a voler raggiungere Mark Linkous in un sentito ricordo. Agnelli lascia la sua chitarra e si siede al piano per una versione da brivido di Pelle. E’ solo febbre porta verso Oceano di gomma, dove Agnelli lascia il microfono a Vasco Brondi. Dopo un’altra breve pausa, Vasco Brondi saluta con un altro suo brano per poi lasciare il palco agli Afterhours. Male in polvere e La gente sta male preparano un finale che non poteva essere diverso: le note de Il mio ruolo accompagnano l’uscita dal palco della band, uno per volta, quasi a voler ringraziare di persona, per poi rientrare tutti insieme e prendersi la meritata standing ovation.
Il teatro degli Afterhours è il teatro di chi ha dimostrato ancora una volta di essere in grado di rinnovarsi con coraggio, di esplorare nuove frontiere che non deludono mai. E’ il teatro di chi crede ancora che la musica si possa fare con l’anima e con il cuore. E’ il teatro di chi crede che si possa fare ancora qualcosa che serva.

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