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Gli dei amano giocare con il nostro destino: intervista a E. Clementi (Massimo Volume)

clementi_inter01Lo scorso 31 gennaio LostHighways ha avuto il grande piacere di intervistare Emidio Clementi prima del concerto dei Massimo Volume al Circolo degli Artisti di Roma. La serata scorre richiamando alla memoria il coraggio e la vis innovativa di una delle band più rappresentative della scena alternativa italiana. Dopo un lungo silenzio, ma non punto definitivo per una carriera che ha contato lavori discografici di intensa cura verbale e ardita struttura sonora (Stanze 1993, Lungo i bordi – 1995, Da qui – 1997, Club Privé – 1999, la colonna sonora di Almost Blue – 2001), i Massimo Volume vivono un nuovo capitolo che porta un nome: reunion. Conseguenza: date live che dalla scorsa estate restituiscono al pubblico il fascino sfacciato ed elegante di chi ha fatto della parola un uso anomalo, accattivante, criptico, affamato di ritmica avvolgente e di elettricità tagliente.
Durante l’esibizione romana nessuno avrebbe mai immaginato che Vittoria Burattini avesse 39 di febbre. I Massimo Volume chiudono la loro esibizione dopo poco più di un’ora. Vanno via tra gli applausi. Applausi meritati. (Foto by Rosa D’Ettore)

Nel 2002 una notizia lascia senza parole: i Massimo Volume si sciolgono. Il 2008 porta via l’amarezza e regala stupore e curiosità: i Massimo Volume partecipano al Traffic Festival di Torino. Cosa vi ha spinto a prendere due decisioni così importanti?
Per quanto riguarda lo scioglimento credo che il motivo sia stato il fatto che abbiamo passato tanti anni insieme. 12 anni intensi perché tutta la nostra esistenza girava un po’ intorno ai Massimo Volume e quindi, come succede nelle coppie, alla fine stancano. Cercavamo di inserire tutto dentro quel contenitore e forse avevamo voglia anche di uscirne fuori. Ritrovarsi è stato innanzitutto un caso, perché nessuno di noi pensava che saremmo tornati a suonare, specialmente in tempi brevi. L’occasione del Traffic e del Museo del Cinema di Torino:  era difficile dire di no alla doppia data di Torino perché effettivamente era prestigiosa. Siamo tornati a suonare insieme, già in sala prove, potendo così sentire un po’ anche quello che era stato il nostro suono, con una certa facilità: questo ci ha stimolato, ci siamo ritrovati bene anche umanamente e così abbiamo pensato che al di là della data celebrativa del Traffic forse c’era pure spazio per provare a fare altro.

I Massimo Volume cosa si aspettavano dalla partecipazione al Traffic Festival?
Nel corso di questi anni abbiamo incontrato tanta gente che magari poi non ci aveva mai visti dal vivo perché di una generazione più giovane o che aveva molta nostalgia. In parte l’abbiamo fatto per noi, in parte è stato anche un po’, se vuoi, un regalo a tanti che avevano voglia di vederci di nuovo sul palco, appunto. E’ stato emozionante perché il pubblico era arrivato da tutta Italia, perchè è piovuto ma tutti sono rimasti lì. Credo veramente che quella sera non si sia badato a come abbiamo suonato, era qualcosa che andava al di là, c’era un grosso affetto.

Era vero affetto, ma anche vero piacere nel vedervi per la prima volta o di nuovo su un palco, come dicevi tu prima…
Oppure dopo diversi anni, e questo l’abbiamo sentito, infatti è stato molto bello. Forse è stato troppo emozionante per riuscire a godersela. Già della data successiva ad Urbino ho ricordi più vividi perché ero più presente.

I Massimo Volume si aspettavano di organizzare, dopo il Traffic Festival, il Reunion Tour che vi ha portati per la seconda volta a Roma in meno di due mesi?
In parte no. Forse non ce l’aspettavamo da noi stessi di accettare le nuove dinamiche. Quando ne abbiamo parlato tra di noi non c’è stato nessuno che si è un po’ tirato indietro. Tra l’altro proposte di agenzie, di locali che ci proponevano di far tornare i Massimo Volume le avevamo già ricevute, ma nel corso degli anni abbiamo sempre detto di no. Poi è stato bello che tra di noi tutti abbiano accettato con moto entusiasmo.

clementi_inter03In passato avete lavorato alla colonna sonora di Almost Blue di Alex Infascelli e proprio il Museo del Cinema di Torino vi ha affidato la sonorizzazione de La Caduta della casa Usher, un film del 1929 di Jean Epstein. Qual è stato il vostro approccio ai due lavori?
E’ stato bello lavorare insieme alle immagini in tutti e due i casi. Da una parte ti deresponsabilizza un po’ perché lavori  comunque in funzione delle immagini. Non ci ha spaventato nemmeno il fatto che in tutti e due i casi siano stati lavori su commissione, quindi con delle immagini che non abbiamo scelto noi, nemmeno nel caso de La caduta di casa Usher. Siamo stati fortunati perché le pellicole un po’ si sposavano con le nostre classiche atmosfer, specialmente nel caso de La caduta di casa Usher che comunque è anche un film muto (del ’28), però è anche un film molto coraggioso e fresco, ci sono moltissime trovate di stile veramente belle ed è anche visionario quindi non è stato molto difficile entrarci dentro. E sono stati anche due lavori relativamente veloci da mettere insieme.

Tra il 2002 e il 2008 ognuno di voi ha avuto altre esperienze musicali, penso ai progetti come El Muniria, Ulan Bator. Porterete un bagaglio personale nei Massimo Volume?
Non saprei, probabilmente sì. In questi sei anni nessuno è stato fermo, ciascuno ha fatto le proprie esperienze e sicuramente continuerà a farle perché un’idea che adesso ci tiene insieme è che non vogliamo più riportare i Massimo Volume ad essere quel contenitore un po’ anche asfittico.  Considera che Egle ha la sua carriera solista, la stessa cosa per Stefano Pilia che già ce l’aveva prima e continuerà a fare i suoi dischi, e per me e i miei libri. Ognuno ha un po’ i suoi sfoghi. Certo è difficile capire quali sono le influenze dirette che uno porta dal mondo di fuori, dagli ascolti, dalle letture… ma ci saranno.

In questi anni sei stato impegnato anche in diversi reading. Penso al progetto degli Agnelli Clementi  in cui proponevi reading dei testi dei Massimo Volume  e canzoni degli Afterhours cantate da Manuel Agnelli. Penso anche allo spettacolo The Bombay Tapes  ispirato al vostro viaggio in India ed è lo stesso Manuel Agnelli a citarti in Bye Bye Bombay.  Ci racconteresti come nasce tutto questo?
L’idea del viaggio… in realtà volevamo fare un disco con l’idea che nascesse lì. Quindi non c’eravamo portati dietro nulla, né dei testi abbozzati, nè delle parti musicali. Il progetto poi è un po’ naufragato, ma alla fine è stato fonte di ispirazione per entrambi. Anche nel disco degli El Muniria ci sono dei brani che riguardano quel periodo indiano, Manuel ha scritto più di un testo riguardo l’India. É nato lo spettacolo, ma non il disco.  Abbiamo sfruttato quel viaggio in ogni caso. In realtà è un progetto anche aperto, è un po’ difficile trovarsi insieme e non abbiamo mai fatto nemmeno una piccola tournée. E’ comunque uno spettacolo che resta in piedi e ogni tanto riproponiamo quando ne abbiamo l’occasione, quando c’è  la possibilità di ritrovarsi.

Emidio Clementi musicista. Emidio Clementi scrittore. Il 4 febbraio uscirà il tuo nuovo romanzo: Matilde e i suoi tre padri, edito dalla Rizzoli. Cosa ci anticipi in merito?
La storia abbraccia un ampio arco temporale perché comincia a metà degli anni ’70 e termina alla fine degli anni ’80. É una storia che riguarda la famiglia, la famiglia allargata. I personaggi principali sono quelli femminili. È stato un libro faticoso da scrivere ma adesso sono anche molto soddisfatto di quello che è uscito fuori. Speriamo che vada bene e che piaccia.

Ritorniamo alla musica. Prima avevamo il Consorzio Suonatori Indipendenti. Poi lo scenario della musica italiana cambia e oggi si utilizza MySpace per diffondere la propria musica. Come si pongono i Massimo Volume dinanzi a questi cambiamenti?
Secondo me è ancora un po’ difficile capire dove la musica stia andando. E’ vero che il mondo discografico è finito, è agonizzante. È vero che il futuro sarà legato ad internet, però mi sembra che ancora non si sia capito esattamente in che maniera. Oltre a noi vedo che tutti i gruppi stanno cercando di rendersi conto di cosa accadrà, perché in questo momento la situazione è molto difficile. Non si pensa più ad un contratto discografico e i dischi si fanno a casa, e viene a mancare un supporto economico che permetta di restare in vita. Da una parte c’è una grande democratizzazione perché è più facile buttare in rete il tuo materiale, dall’altra però, non essendoci una selezione, è anche tutto un mondo che si muove un po’ gratis. Bisogna capire dove si andranno a recuperare dei bei quattrini o dei quattrini.

clementi_inter02Ritieni che attualmente ci siano gruppi validi sulla scena musicale italiana indipendente?
C’è gente che va avanti da un po’ e che stimo molto, come Afterhours, Cesare Basile, Marco Parente, Virginiana Miller, e poi tra le nuove leve c’è sicuramente Vasco de Le luci della centrale elettrica.  Buona musica c’è in giro. Se penso alla nostra generazione rispetto a quella attuale, sicuramente dei cambiamenti grossi ce ne sono stati. Forse la scena degli anni ’90 è un po’ più coraggiosa, ognuno seguiva una linea diversa da quelli degli altri. In ogni caso mi sembra che la musica italiana indipendente goda ancora di buona salute.

Per il 2009 quali progetti hanno i Massimo Volume? E se dovesse esserci un disco, questo potrebbe avvicinarsi più a Club Privé e quindi con una forma cantata o potrebbe ritornare ai tempi di Da qui, Stanze, Lungo i bordi e quindi con una forma recitata?
Non lo so, perché non abbiamo ancora cominciato a lavorare ai pezzi. Però dal 2009 ci aspettiamo abbastanza, ci aspettiamo di ritrovarci con un disco nuovo tra le mani, quindi dovremmo rimboccarci le maniche!

Il giorno nasce stanco – Preview

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