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Export For Malinconique – Il Cielo Di Bagdad

Un sogno. Due parentesi di montagne. In mezzo il verde di una perenne e delicata primavera. Una primavera di suoni che piovono dal pentagramma del cielo. Un pentagramma su cui la mano della malinconia posa note come petali e piume rimaste dopo il volo.
Nove fasi oniriche. Nove. Senza parole. Le parole sono altrove. Nelle pagine nere del libretto che accompagna Export For Malinconique, album di debutto (dopo l’ep Manca solo la neve, 2006) de Il cielo di Bagdad (band aversana). Parole da tenere strette nelle mani e da lasciar schiudersi lungo il viaggio sonoro scandito da delicatezza di piano, sospiri di tromba, girotondi di glockenspiel, corde elettriche che giocano alle dilatazioni e agli spigoli, percussioni che invocano andature morbide e incursioni che gonfiano in ascesa, lievi venti sintetici, reiterazioni soffuse e… tutto un immaginario post-rock che guarda al Nord Europa elfico per accarezzarne i segreti e reinventarne le melodie. Avere dei punti cardinali nelle vette celesti di Sigur Rós, Explosions in the sky, Mogwai è come avere il coraggio di spingersi e declinare un’ispirazione con l’umiltà dei primi passi lungo il sentiero battuto dalle eccellenze.
Stanno tutti bene segna l’incipit e prepara le variazioni e le progressioni dolci di A day of wool che nasconde nella chiosa l’invito alla possibilità delle intenzioni di cuore: “I can change your humor”.
Soffice First ligth of morning affidata all’abbraccio dominante di piano e violini. Favole di valli e corsi d’acqua limpida per Export for Malinconique, Save your Forest, Mr. Butterfly.
Scuro e sofisticato il romanticismo triste de L’ultimo gesto come la chiave giusta che però non apre, come la pioggia che smette di scrosciare ma non di bagnare… “I’m slowly bursting, / the impossibile is happening / criminal love take a look, I’m slowly bursting”.
Sunday Afternoon scivola sul sottofondo di una cronaca che richiama alla memoria l’asso argentino che ha preso a calci il cuore, piangendo spesso lacrime figlie di emozioni non afferrate, non gestite col metro dei baci del destino.
Il cielo di Bagdad vive i suoi colori pastello. Sa risplendere. Sa oscurarsi. Sa schivare con le nubi della volontà per continuare a evolvere. Sa credere alle storie che la malinconica vena del silenzio esploso… addomestica. Il cielo di Bagdad conosce la luna e le sue fasi crescenti, il sole e le sue timidezze.

Credits

Label: RecBedRoom – 2008

Line-up: Giovanni Costanzo (Piano, Electric Piano, Efx, Organ, Sinth, Vocals, Additional Beat, Guitar, Violin & Arrangements, Programming, Loop, Trumpet) – Nicola Mottola (Guitar, Synth, Piano, Wurlitzer, Efx, Violin & Arrangements, Backing Vocals, Glockenspiel, Programming, Loop) – Luca Buscema (Drums, Glockenspiel, Vocals, Diamonica, Loop, Synth, Electronic Noise, Additional Beat, Field Recording, Efx, Programming, Organ); Hanno partecipato: Giulio Cestrone (Guitar #1, #2) – Luciano Corvino (Bass #1, #6, #7) – Nicola Apicella (Bass #2, #4) – Enzo Sglavo (Bass #8)

Tracklist:

  1. Stanno tutti bene
  2. A Day of wool
  3. First light of morning
  4. Export for Malinconique
  5. Save your Forest
  6. Mr. Butterfly
  7. L’ultimo Gesto
  8. Magic Bus
  9. Sunday Afternoon

Links:Sito Ufficiale,MySpace

A day of Wool – Preview

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