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Deviare il folk, deviare ogni genere musicale per creare il proprio stile: Intervista ai Blake/e/e/e

Tra Chicago e Bologna, tra l’alternative folk e la new-wave, tra l’elettronica e l’acustico: la fusione dei suoni come ricerca primaria del mantra universale. Questa è la proposta musicale dei Blake/e/e/e, nati da alcune ceneri dei fu Franklin Delano.  La parola che diventa essenza di significante per una sinergia unica con il flusso sonoro che sanno creare i  Blake/e/e/e. Mezzo mondo parla bene del loro lavoro di debutto Border Radio.  LostHighways non poteva perdere l’occasione di approfondire questo mirabile progetto. Proprio con i due ex-membri dei Franklin Delano, Paolo Iocca e Marcella Riccardi, abbiamo toccato temi interessantissimi: dal potere trascendentale della musica alle possibili deviazioni per la ricerca di un proprio stile, la scena indie in Italia e in USA, la lezione dei Joy Division,  le nuove strategie di vendita di un prodotto musicale ed il concetto del supporto audio come “work of art” a edizione limitata. Un’altra grande pagina di LostHighways.

Partiamo dalla definizione che ho utilizzato nella recensione. “Il sound dei Blake/e/e/e è la sperimentazione di KID A dei Radiohead in un’emulsione tra il noise-jazz di Sun Ra e le suggestioni folk dei Califone”: quanto vi riconoscete?
Diciamo innanzitutto che siamo lusingati dalla tua definizione! Anche se non a livello musicale, ci riconosciamo nella sperimentazione di Kid A per quanto riguarda il percorso che hanno fatto i Radiohead, cioè il radicale cambio di rotta dopo quella perfetta gemma pop che è stato OK computer: E’ come se i Radiohead avessero detto l’ultima parola sul pop e dovessero per questo cambiare direzione… così è successo a noi con i Franklin Delano. Naturalmente non abbiamo creato niente di così perfetto come Ok Computer (!), ma con l’ultimo album Come Home abbiamo detto la nostra ultima parola sull’alt- country o se preferisci abbiamo sentito i limiti del genere. Il nostro cambio di rotta è avvenuto in modo molto spontaneo e necessario. I Califone, grandi musicisti e persone meravigliose, ci hanno insegnato a deviare il folk e più in generale a deviare qualsiasi genere musicale per farlo proprio, per creare il tuo mondo musicale personale, il tuo stile insomma e Sun Ra, che dire di Sun Ra… Cosmic Tones for Mental Therapy è una bibbia dell’avanguardia. Le sue percussioni tribali ed effettate, le sue atmosfere inquietanti e cosmiche… quel disco ci ha mostrato come la forza della musica possa creare mondi incredibili, lingue aliene, scherzi astrali che spiazzano l’ascoltatore, e di come solo il coraggio di uscire dalle vie già conosciute possa produrre questi frutti paradisiaci.

Ascoltando Border Radio traspare l’intento di voler creare un mantra sonoro, un tentativo di liberare la mente attraverso il suono, la musica come porta per la meditazione trascendentale. La musica può avere questo potere ed in particolare la vostra?
Che il suono abbia grandi poteri taumaturgici è, direi, un dato di fatto. La musica è in relazione con il cosmo e con le potenze segrete della terra. Dare troppo sfogo all’aspetto poetico o letterario di una canzone è un’operazione che ci interessa poco. Il suono è più potente delle parole anche se di una potenza più indefinita e oscura. Incentrare la musica sul significato del testo ti porta a concentrarti sul tuo ombelico. Anche in letteratura lo stile è qualcosa di auditivo, penso a William Burroughs, William Blake, Kerouac e tanti altri… Si tratta di creare mantra, o ritornelli, che ti elevino dalla tua condizione di individuo, con tutte le debolezze, le piccole vanità, le abitudini che ti contraddistinguono. Per cui sì, crediamo che la mente possa essere liberata attraverso il suono e che il nostro noioso Ego, perso nell’ascolto della musica, finalmente la smetta il suo incessante parlottare e mugugnare! Per quanto riguarda la nostra musica possiamo solo dire che abbiamo cercato di sottomettere le nostre personalità a quello che accadeva, abbiamo lasciato che i pezzi cambiassero sotto i nostri occhi (orecchie), senza cercare di forzarli verso direzioni definite… pensare che la nostra musica possa liberare le menti stressate degli uomini contemporanei… il compito è arduo… sarebbe bello,però riuscirci e rubare finalmente il lavoro (e magari anche il denaro) alla casta degli psicoanalisti!

L’esperienza dei Franklin Delano in quali aspetti ha toccato il progetto Blake/e/e/e?
I Franklin erano un tentativo di reinterpretare il folk americano. Avevano, per così dire, un orizzonte geografico più limitato dei Blake/e/e/e, ma la nostra voglia di sperimentare suoni nuovi e la nostra preferenza per ritmi circolari e ipnotici era già presente. I due tour con i Franklin Delano negli Stati Uniti e quindi la totale immersione nella cultura americana ci ha spinti a relativizzare il folk americano e a ricondurlo al marasma da cui è emerso, alla musica etnica di tutto il mondo, che sia la poliritmia africana, i raga indiani, le quadriglie o le gighe irlandesi, etc etc. L’esperienza con i Franklin ci ha portato ad approfondire l’amore che avevamo per un certo genere e a passare oltre. Spesso succede che quando si cerca qualcosa si trova qualcos’altro, qualcosa di felice e inaspettato. Serendipity.

Siete recensiti su riviste di mezzo-mondo. Vi aspettavate tante critiche positive dalla stampa web?
Sinceramente no. Chi ci ha recensito ha sempre esaltato i punti forti del nostro debutto, il che ci rincuora e ci fa ben sperare per il futuro.

Nelle scorse settimane noi di LostHighways abbiamo supportato  il film Control sulla vita di Ian Curtis dei Joy Division. Cosa sono stati per voi e più in generale per la musica?
I Joy Division sono stati la punta di un iceberg incredibilmente ampio e dalla portata ancora tutta da stabilire sul lungo periodo. La galassia del post-punk di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta continua a ritornare nei suoni di oggi. Questo forse perché è stato l’ultimo grande periodo di tempo in cui la musica era legata a obiettivi rivoluzionari. Si credeva che anche grazie alla musica le cose sarebbero cambiate. Oggi saccheggiare i suoni è diventata un’attività simile a quella che attuano i pirati africani al largo delle coste somale dell’Oceano Indiano. Solo sopravvivenza. È un po’ triste e riduttivo se si pensa che all’epoca quei suoni vennero inventati. In questo Joy Division, Bauhaus, This Heat, Throbbing Gristle, Wire, PiL, Pop Group, Gang Of Four, Slits (e tanti altri) sono stati dei maestri assoluti.

Vi dividete tra Chicago e Bologna. Il mondo della musica indipendente ha facce diverse ai due lati dell’oceano Atlantico?
C’è sicuramente una differenza fondamentale: la maggior parte della musica indipendente che gira in Italia ha le sue radici negli States. Questo porta noi tutti qui ad essere intrappolati nel platonico senso di inferiorità della copia. Tendiamo in altre parole a fare il “compitino”. Questo si traduce nell’attendismo generalizzato di qualsiasi cosa arrivi da lì (o dalla Gran Bretagna) per poter ricevere stimoli nuovi. Questo meccanismo è molto triste e andrebbe smontato. Ma è un blocco mentale, e spero che il colmarsi del “digital devide” possa influire in modo importante anche su questo gap che riguarda sia gli artisti sia, di riflesso, i giornalisti e il pubblico di appassionati di musica. Anzi, lo sta sicuramente già facendo.

Cosa pensate del free-download di un brano o un ep come primo step di promozione di un intero album?
È da parecchio che abbiamo le idee confuse circa l’industria dei supporti musicali. Di recente ci stiamo convincendo che bisognerebbe abbandonare del tutto l’idea che una riproduzione musicale possa essere “venduta”. A questo punto restano due ipotesi che non si escludono: una è quella di offrire poche copie di un supporto “work of art”. In altre parole, serie limitate ma estremamente curate da un punto di vista grafico, di packaging ed extra. È probabile che il vinile con cd incluso sia un esempio di ciò. Un’opera d’arte multilivello; l’altra è quella di puntare su diverse forme di introiti. Se le copie  fossero gratuite, allora si potrebbe puntare sull’originale (cioé l’artista stesso, in carne ed ossa). Questo si tradurrebbe in una cura maniacale del concerto dal vivo, o di qualsiasi altro tipo di performance, fino ad arrivare alle commistioni multimediali e alle ibridazioni, o alla scelta di locations inconsuete e spettacolari, e così via. Non siamo del tutto convinti che la proposta del free download come “carotina” possa funzionare oggi. Così come non crediamo molto nella vendita di cd-r dei live ai concerti stessi. Operazioni magre e da mercatino rionale. No, grazie.

New Millennium s Lack Of Self Explanation – Preview

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