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And The Red Empire Orchestra – Micah P. Hinson

Un fruscio. Il suono saturo di una chitarra registrato su vecchio 78 giri logorato dalle ferite del tempo. E poi quella voce. Voce di un’epoca lontana, dimenticata e remota. La voce di un vecchio grammofono abbandonato nella stiva di una nave cullata tra le onde del mare dell’infinito. Senza tempo. Voce che proviene dalle profondità della terra. Dalle viscere. La voce di chi è stato all’inferno ed è ritornato. La voce dell’animo che insegue, da sempre, l’ideale di bellezza. Pura. Casta. Semplice. Voce profonda, scavata dalle rughe dell’esperienza. Appesantita, non dall’inesorabilità del tempo, ma dal fardello degli avvenimenti.
Voce malinconica che si innesta sui cadenzati tempi di valzer in crescendo, accompagnata da una fedele chitarra acustica mentre piano ed archi ricamano filamenti di melodia ora esili ed evanescenti ( Come home quickly darling e Tell me it ain’t so), ora maestosi e quasi regali (I keep havin these dreams e You will find me). Voce baritonale che ripercorre insieme al banjo ed al violino le vecchie ballate popolari folk e country (When we embraced, Throw the stone). Voce intima e romantica che decanta dolci dichiarazioni d’amore come un crooner degli anni ’50 (Sunrise over the Olympus Mons, We won’t have to be lonesome, The fire came up to my knees).
Voce che sa fondere la poesia di Leonard Cohen, il calore di Frank Sinatra, l’austerità di Will Oldham, l’emotività di Roy Orbison, l’espressività di Johnny Cash.
La voce di Micah Paul Hinson.
Cantautore texano minuto e dall’aspetto intellettualoide trovatosi alla deriva ancor prima dei vent’anni. Depressione, tossicodipendenza, prigione, solitudine. Senza soldi, senza casa, senza speranze, abbandonato dalla propria famiglia e dalla propria donna.
Rinato grazie alla propria musica, oggi, ventisettenne, arriva al suo quarto disco in compagnia immaginaria della Red Empire Orchestra, con la solita voce.
La voce drammatica e commossa di chi traduce la propria sofferenza in versi, di chi vive dei propri sogni, di chi non ha paura del dolore, del sole o della pioggia ma ha semplicemente paura di morire da solo: “I’m not afraid of the suffering or of the pain / I’m just afraid of dyin’ without findin’ you” (Dyin’ alone).

Credits

Label: Full Time Hobby – 2008

Line-up: Micah Paul Hinson

Tracklist:

  1. Come home quickly Darling
  2. Tell me it ain’t so
  3. When we embraced
  4. I keep havin’ these dreams
  5. Throw the stone
  6. Sunrise over the Olympus
  7. The fire came up to my knees
  8. You will find me
  9. The wishing well and the willow tree
  10. We won’t have to be lonesome
  11. Dyin’ alone

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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