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Capovolgi l’attimo e poi fai play: Moltheni @ Magnolia (MI) 12/11/08

Piove. Piove un’acqua polverosa che appanna le pupille. Piove un’acqua densa che ti inzuppa le ossa, una ad una. E’ una notte marea, sono ore di scampoli d’ore, minuti da portare al coperto, da svestire, da accovacciare sotto ad un palco perché sentano, perché possano vedere. E’ il tempo dell’istinto quando l’urgenza preme sul ventre e lo indovina, ne indovina i cappi, le voragini, l’arrendevolezza. I Colore Perfetto aprono la parentesi graffa di questo tempo asterisco con le meccaniche ritmiche de Il muro e la musica prende a scivolarti fra i secondi, voluminosa, calce elettrica, collante. Sobria, L’essenza si confida nello specchio di accordi che vibrano pudore folk perché Immobile attendo risuoni ancor più fradicia di slancio, perché Tempi migliori la sputi la sua verità. Da quella sera, con i suoi nervi scoperti, ammette tutto il disincanto rock di cui Il debutto (opera prima del gruppo) è custode, prima che Un giorno qualunque macchi l’atmosfera con le sue tinte solari, vive, ipocondria del colore, miraggio solido d’armonia tremante.

E l’aria si lascia macchiare, d’aspettative e qualche brivido, d’emozione senza enfasi alcuna, pura, forte, pronta all’eucarestia, alle mani profetiche di senso che hanno imparato I segreti del corallo. Moltheni lo inspira quest’ossigeno rosso, rumoroso di una delicatezza che sprigiona tormento, e, occupato il suo angolo di palco, intona Vita rubina, la rapisce all’ipotesi della fermezza per restituirla, incalzante, alla tesi delle correnti, degli spigoli di vita quando pungono la pelle, insegnandole una storia. È qui, è adesso, non è ieri, è oggi: è un tempo sdrucciolo che accenta le sillabe dei dettagli, che muove dall’esterno per raggiungerti la carne, ammalarla d’ansie che curano, di ferite destinate alla cicatrice della bugia; la bugia delle metafore incastonate al vizio della lealtà, di una schiettezza disarmante, di una lucidità guerriera. È Gli anni del malto, Bufalo, L’età migliore. E’ un non-concerto rock, un nodo alla gola, un quadro di Chagall. È Oh, morte e In porpora. Gli strumenti si riconoscono l’un l’altro e stringono un sodalizio elettroacustico che scolpisce il suono, lo erudisce, lo sprigiona. Le note sono sillabe, rime, spari. La voce preme sulle vocali e le trae in fili sottilissimi che si piegano all’umore delle corde senza spezzarsi. Chitarra elettrica e batteria si parlano: Fiori di carne avvampa di una voce-monito. La batteria sentenzia le orme delle corde: L’amore acquatico scivola sull’alveo di un amore sobrio, che ubriaca, che sfocia in Corallo, metafisica dell’appartenersi, di un per sempre in bianco e nero. I cuori battono in sordina mentre tasti, pelli e nylon tacciono sull’incipit di L’Attimo celeste: l’ugola distilla una voce-laccio che s’insinua, che ti prende per mano, t’accompagna, per poi esplodere dentro ed attraverso le casse armoniche, fra echi pulsanti, spasmi di suono. Nella mia bocca nasce acustica, cresce ipnotica, muore in un grido che guarda in alto, oltre il soffitto. Moltheni ringrazia, si gode l’energia che gli arriva dal pubblico, la cede all’abbraccio dei suoi musicisti, lascia che vibri dentro a Il bowling o il sesso?, mentre le palpebre si chiudono di piacere, mentre le scie del suono si spingono oltre, daccapo, incessantemente, fino all’anfiteatro ritmico de Il circuito affascinante, fino allo splendore di Suprema, gemma rara, diapositiva onirica, preghiera in forma di rosa. Montagna nera e Eternamente, nell’illusione di te chiudono il concerto abbassando il sipario con eleganza complice, di un canto che ti resti ancorato al costato, di un’ipnosi che salvi il silenzio dalla ruggine del non-detto, dell’indicibile, shoegaze liberatorio, bellezza colta e fermata nel frangente della liberazione, della commozione. È una notte marea, lo è stata, luna piena e vizio, memoria e virtù; virtù dell’eccezione e della normalità mentre si compiono l’una dentro l’altra, impeccabili, perentorie, sagge; sagge del limite ultimo rappresentato dagli spiragli, dalle fughe, dalla solitudine quando ti si annida dentro e scava, rivelando poesia. (Foto by Roberta Molteni)

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2 commenti

  1. Mi imprimo delle emozioni suggestionate dalle tue parole che trasudano musica.

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