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I miei diari e i mie ricordi vissuti o immaginati in A due: Intervista a Beatrice Antolini

A due è il secondo lavoro in studio di Beatrice Antolini.  Un talento cristallizzato in magnifici chiaroscuri  che definisce una new manner di costruire sensazioni sonore,  attraversando diversi generi pur preservando sempre il ritmo e l’equilibrio.
Sbalzi di tempo nella delicatezza di una melodia indimenticabile.
Il mondo fatato di Beatrice è quello di Alice nel paese delle meraviglie dove tutto, apparentemente giocoso, è metafora di crescita interiore nell’oscurità.
La matrice ragtime del precedente Big Saloon si stempera questa volta ancora di più in liquide armonie psichedeliche con virate pop e rock improvvise.

Dopo averla seguita anche nel suo live di presentazione del disco al Covo di Bologna, l’abbiamo incrociata per un’intervista di approfondimento e sui suoi progetti futuri. (Foto by Emanuele Gessi)

Se affermo che New manner, il primo brano del tuo secondo disco A due, sintetizza e presenta nella sua struttura sonora tutto il lavoro, sbaglio?
No, dici il vero! Anzi, complimenti per questa intuizione: sei il primo giornalista a chiedermi una cosa del genere che solo alcuni amici musicisti mi avevano fatto notare e con i quali ero molto d’accordo.
New manner è il pezzo più rappresentativo del nuovo disco ed anche quello “armonicamente” meglio riuscito. E’ un bellissimo pezzo pop anche se non lo sembra.

Come fai a collegare nei brani del disco diversi stili mantenendo sempre un continuo andare melodico?
Non lo so. I diversi stili si amalgamano molto tra di loro e ti assicuro che non c’è mai costrizione o sforzo associativo.

In molti brani sono riaffiorati i tuoi primordi punk-dark almeno nei colori… anche se poi alla fine sono riletti in chiave più psichedelica. Giusto?
Direi di sì, questo disco è più scarno dell’altro . I pezzi infatti sono più facili da arrangiare anche live. Li ho pensati inconsapevolmente già con un’ottica da band, nel primo disco invece avrei avuto bisogno di un’orchestra!

Di cosa raccontano i testi di A due? C’è un concept alla base?
No, nessun concept a parte me stessa. I testi parlano di me, di alcune mie esperienze, di quello che è la mia vita e sono i miei “diari”, i miei ricordi vissuti o solo immaginati.

Il vortice sonoro finale di Taiga è splendido. Raccontami un po’ come è nato questo brano.
Grazie! E’ un brano nato improvvisato, come una grande jam suonata ed arrangiata da sola. Sono partita da un giro di chitarra, volevo fare un brano tutto sulla stessa tonalità proprio per cambiare metodo rispetto alle modulazioni continue che ci sono negli altri pezzi. Quindi più che pensare ad una composizione melodica ho cercato di trovare i suoni giusti per far aumentare l’andamento del brano solamente con la dinamica e la natura degli strumenti usati. E’ stato molto emozionante arrivare al finale che dici tu.
Mentre lo registravo mi sembrava incredibile, era come se si stesse plasmando qualcosa di soprannaturale, ecco è così che lo vedo mistico e soprannaturale, è tutto suonato ma mi fa un effetto straniante, quasi come se fosse qualcun altro ad averlo scritto e suonato.

Perché un’artista talentuosa come te deve essere giudicata in maniera approssimativa? Noto spesso questo atteggiamento abbastanza stucchevole rispetto a grandi artisti come Manuel Agnelli, Paolo Benvegnù che hanno la virtù di dire la verità e quindi risultano scomodi, e massacrabili dalla critica indipendentemente?
Credo che ci sia molta approssimazione nelle figure professionali al giorno d’oggi. Bisognerebbe capire chi è che giudica, perchè può farlo e soprattutto se ha i “requisiti” per poterlo fare.  Spero di parlare con la mia musica. Spero di ottenere rispetto con la mia musica, non mi interessano i commenti da bar sport gigante che è internet. Odio l’anonimato e su internet ce n’è troppo. Troppe persone che hanno paura di scrivere qualcosa e firmarlo con il nome e il cognome. Non ho vergogna di mettere la mia faccia nella mia vita, nella mia  musica , nelle mie idee  e nelle foto.

Noi ci siamo già incontrati. Ti chiesi, tra l’altro, di paragonare la tua musica ad un quadro, adesso invece ti chiedo di paragonare la tua musica ad un film. Io vedrei A due come perfetta colonna sonora del nuovo film Alice in Wonderland di Tim Burton…
Non so! Per adesso mi sento lo Stalker di Andrej Tarkovskij.

A tal proposito l’elemento “albero” e quindi “foresta”, che ho notato nelle foto scattate da quel genio di Staino, è qualcosa di legato ad un possibile surreale video?
Sì. Questo disco è molto “selvaggio”, sia per il modo in cui si è sviluppato (con agitazione e ansia spirituale) sia per il luogo in cui è stato realizzato (in collina, isolazionismo estremo). Il genio Staino realizzerà il video, per fortuna è quasi finito.

La tua musica è esportabile all’estero e penso che alcuni brani abbiano anche potenzialità ritmico-melodiche da uncino mainstream (nel senso buono del termine). Hai intenzione di cercare date in UK e USA?
Assolutamente sì! Sento il bisogno di mettermi al cospetto del pubblico straniero il prima possibile, forse per purificarmi.

Funky Show – Preview

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