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Quintorigo play Mingus – Quintorigo

Vagabondaggio con caleidoscopio: un viaggio attraverso l’opera di Charles Mingus che non si limita alla rilettura, che non cede alle forzature, ma lascia alla bellezza il privilegio di dominare gli eccessi in un saggio gioco di contaminazioni e simmetrie d’immagini sonore. C’è qualcosa di teatrale nell’atmosfera che i dodici pezzi scelti per play Mingus lasciano respirare, ed il teatro è vita, mai come in questo caso. Teatro d’eventi ed emozione, di storia e coerenze, di slancio creativo e rispettosa devozione. I Quintorigo non cedono alla trappola dell’omaggio fine a se stesso: le loro sono visioni strappate all’immaginario e restituite al vero con pennellate di tecnica impeccabile e colori di grande naturalezza, che mescolano i chiari agli scuri con la stravaganza e l’intatta durezza dello spirito jazz rivoluzionario di Mingus, con l’eclettismo, la vena sperimentale che li distingue. Gli strumenti, le loro posture, gli umori delle corde si lasciano sedurre dai generi, li appagano d’eleganza, d’audace impertinenza: il sarcasmo e le malinconie del contrabbasso, intuite dal violoncello, dal violino, indovinano il temperamento dei fiati, dell’ugola; sospingono il dialetto degli accordi verso l’agilità delle ritmiche, degli stacchi, della trasfigurazione sonora. La sobrietà e le tensioni latenti di Pithecantropus erectus aprono agli slanci swing di Moanin’ (con Cristian Capiozzo alle percussioni), di Jelly Roll, sospirano il crepuscolo di Portrait. Incontrare la voce di Luisa Cottifogli è un piacere singolare quanto percepirne i dettagli in Freedom e Oh lord don’t let them drop that atomic bomb on me. Protesta e preghiera, free jazz e blues, foxtrot e cadenze tribali disegnano alternanze concettuali, ispirate, in perfetto equilibrio armonico. Niente tradisce lo spirito di Mingus, tutto lo sottolinea, lo evoca. Fables of Faubus (con Antonello salis alla fisarmonica) lo innalza, Bird Calls lo reinventa emulandone il rigore, la lucidità. Il piano di Michele Francesconi e il clarinetto di Gabriele Mirabassi assaggiano la polpa jazz dei pezzi e ne ridisegnano il sapore senza mai snaturarne la sostanza. Better get hit in your soul è un applauso gioioso, un saluto energico, quasi spensierato, che riesce a sorprendere daccapo l’ascoltatore, invogliandolo a rimanere, a ripercorrere i sentieri di questo disco con ironia e rispetto, con la dovuta calma, gli occhi bene aperti, un nodo in gola che non voglia sciogliersi, un po’ di romanticismo a legare i propri passi al sarcasmo, alla malinconia di queste orme jazz.

Credits

Label: Sam Productions/Egea – 2008

Line-up: Valentino Bianchi (sax) – Andrea Costa (violino) – Gionata Costa (violoncello) – Stefano Ricci (contrabbasso) – Luisa Cottifogli (voce); Ospiti: Antonello Salis (fisarmonica) – Gabriele Mirabassi(clarinetto) – Christian Capiozzo (batteria) – Michele Francesconi (piano)

Tracklist:

  1. Pithecanthropus Erectus
  2. Moanin’
  3. Portrait
  4. Fables of Faubus
  5. Jelly Roll
  6. Freedom
  7. Oh Lord Don’t Let Them Drop That Atomic Bomb on Me
  8. Reincarnation of a Lovebird
  9. Bird Calls
  10. Goodbye Pork Pie Hat
  11. Ecclusiastic
  12. Better Get Hit in Your Soul

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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