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Vago svanendo – John De Leo

L’attesa era tanta. Dopo l’abbandono di John De Leo dai suoi Quintorigo nel lontano 2005, il virtuoso cantante e “musicista vocale” aveva acquistato una sembianza ectoplasmica. I numerosi fans e i critici aspettavano un suo ritorno solista. Nel novembre 2007 l’album Vago Svanendo apre completamente la carriera di John De Leo a nuove strade, da percorrere insieme a tanti nuovi (o meno) amici professionisti. E come si suol dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio: nel suo preciso caso, il vizio è quello del gioco. Non si tratta però di scommesse o azzardi con il poker, bensì la visione della musica in un’ottica sorprendentemente ludica. Il gioco come metafora comportamentale e filosofica nei confronti della vita e dell’arte, che prima di tutto deve stimolare la mente come soltanto i giocattoli riescono a fare con i bambini che hanno il cervello vergine e pronto ad assorbire ogni cosa. Così l’approccio di De Leo con la musica lo porta a comporre brani che sembrano tetris sonori, deliri musicali viziati sempre da quella “sindrome” del “one man band” che è caratteristica fondante della sua personalità. Nonostante la premessa, l’album in questione non risulta essere un’opera autocelebrativa in cui i virtuosismi si riflettono e parlano a se stessi: Vago Svanendo è un album fresco, profumato, succoso e ricco di vitamine come una pesca. O forse come qualsiasi frutto, di quelli che i bambini curiosi prendono e gustano attirati dai colori, dalle forme e sapori bizzarri. Undici tracce, di cui una introduttiva e una, nascosta nel finale, contenente un monologo dell’attore ed autore bolognese Alessandro Bergonzoni. La collaborazione di Bergonzoni non è casuale, in quanto l’approccio alle relative professioni/passioni è il medesimo: De Leo è giocoliere della voce per mezzo della musica, Bergonzoni è giocoliere della voce per mezzo della parola, ed il connubio tra i due offre una visuale sorprendente sulla capacità dell’uomo di trovare i colori e le luci dentro di sè. La musica di De Leo stimola il cervello come una piuma sulla pianta dei piedi fa scattare il solletico, ed in questi undici brani tale sensazione non si affievolisce mai.
La prima traccia non è altro che la “musicazione” di una soglia: note rare e rumori che indicano l’inizio di un viaggio e permettono di chiudere con tutto il resto. Si rimane in attesa, sulla soglia. Freak Ship è un pezzo realizzato quasi interamente dalla voce di John De Leo e dal campionamento delle sue emissioni vocali. La voce dell’artista veste una maschera elettronica ed il ritmo incessante ed ossessivo ha le sembianze di una vera e propria batteria vocale umana. La successiva title track cambia completamente registro, assumendo le sembianze di un pezzo di “musica classica per voce”, in cui l’Orchestra Fondazione Arturo Toscanini di Parma dipinge paesaggi ariosi e svolazzanti nei quali il canto di De Leo volteggia: siamo sospesi, siamo panni stesi in cuore ad asciugar, nei sogni di Chagall. Tienimi o volerò, sei libero se vuoi”. Una leggera ma ricca melodia, un’incantevole sinergia tra canto e musica, testi che vivono di ritmo e musicalità: L’uomo che continua è la canzone più delicata ed armoniosa dell’intero album. Il quinto brano è un completo delirio musicale e vocale, in cui De Leo simula il suono di fiati e di un contrabbasso; l’intero pezzo risulta essere una perfetta introduzione all’elogio alla follia che è Tilt (C’è Mattia?); un circo delle incomprensioni e della schizofrenia descrive il delirio di sdoppiamento di personalità con un ritmo travolgente ed esagerato assicurando il sorriso sulle labbra dell’ascoltatore. Spiega la vela vede nuovamente la presenza dell’orchestra offrendo però un risultato differente: un pezzo quasi teatral-cabarettistico che diverte nella sua complessità. Dopo note e parole che si rincorrono come nella pellicola in bianco e nero di un film comico, il finale del brano è affidato ad una coda strumentale (perchè la voce di De Leo qui non è altro che uno strumento, il più versatile di tutti); la voce si arricchisce di suoni di volta in volta, registrando pezzi uno per volta mettendoli in loop continuo, fino allo scemare dolce e leggero. Il jazz elegante ed orchestrale di Big Stuff (reinterpretazione del brano di L. Bernstein con testo di Billie Holiday) sorprende per la raffinatezza, riportando la mente all’altrettanto incantevole Night and day presente nell’album In cattività dei Quintorigo. Non è quindi una sorpresa sentire John De Leo affiancarsi a tale genere, ma lo stupore è rinnovato ogni qualvolta lo si ode cambiare timbro vocale, dal soffice al rauco, per intenderci da Nina Simone a Louis Armstrong! Il puro divertimento riprende in Bambino marrone, in cui l’irriverenza di De Leo gioca a favore dell’isolato, dell’emarginato e del diverso; il suono è più ricco ed assurdo che mai, grazie alla quantità di strumenti/giocattoli suonati in questo pezzo da 4 musicisti, mentre la presenza di un giovanissimo coro permette di rendere perfettamente fede all’ambientazione infantile del testo. In Le chien et le flacon l’orchestra è nuovamente presente con la sua pienezza, che De Leo arricchisce di vocalizzi barocchi, orpelli e ghirigori disegnati nell’aria come in un pentagramma segnato di stella in stella. Incredibilmente l’ultima traccia dell’album è un pezzo rock, anticipato da un arpeggio di chitarra che si invigorisce e cresce. Il rock di Sinner lascia spazio alla ripresa del tema di Vago Svanendo, in versione più dura dell’originale/precedente grazie ai potenti fiati che affiancano le chitarre elettriche. Dopo più di dodici minuti dall’inizio dell’ultima traccia, la profonda voce di Alessandro Bergonzoni irrompe con il suo monologo, scivolando su un rarefatto tappeto sonoro composto da fiati e dalla voce di De Leo. Nelle parole dell’attore bolognese si ha la chiave per capire nell’interezza del progetto dell’eccentrico musicista-cantante. Quella di John De Leo è una prova audace e bizzarra, come nel suo stile, come nella sua “missione”.
Vago Svanendo
non sarà “il capolavoro” della musica italiana, ma è di sicuro ciò da cui la musica italiana dovrebbe prendere spunto, ripartire per risvegliare il neurone infante, lontano e puro nei confronti dei clichè, dei generi e degli stereotipi del successo patinato. L’arte musicale a 360 gradi, sopra, sotto, di traverso e a testa in giù. […] la cellula infinita, l’irreale, l’incontro dei nostri universi esteri, cella mortale di materia cerebrale, la carne del cervello nella scatola cranica, nella calotta, nello scafandro del corpo i pensieri sbattono come spermatozoi impazziti e rimbombano rimbombano rimbombano dentrooo! Bellezza […] “

Credits

Label: Carosello Records & Tapes – 2008

Line-up: John De Leo (voci, vocal drum, cembalo vocale, cori, ventilatore, karaoke, microfono a molla giocattolo, chitarra elettrica giocattolo, organo giocattolo, batteria giocattolo, cruscotto giocattolo, sirene, pupazzi sonagli, clarinetto giocattolo, sax giocattolo); Hanno inoltre partecipato all’album come musicisti o come autori insieme a John De Leo: Fabrizio Tarroni Franco Naddei, Christian Ravaglioli, Guido Facchini, Decio Rossi, Vainer Rossi, Achille Succi, Marco Tamburini, Gianluca Petrella, Mattia Pasquale, Diego Sapignoli, Dario Giovannini, Michele Bertoni, Mirko Abbondanza, Federico Montefiori, Loris Ceroni, Ricky Rinaldi, Coro Giovani Allievi scuola canto “Crescendo in musica” diretto da Cosetta Camanzi, Orchestra Fondazione Arturo Toscanini di Parma diretta da Guido Facchini, Alessandro Bergonzoni; Registrato e mixato allo studio Le Dune di Riolo Terme (RA) e masterizzato al The Exchange Mastering Studios di Londra

Tracklist:

  1. Intro: 4 piano notes
  2. Freak Ship
  3. Vago Svanendo (lasum stè)
  4. L’uomo che continua
  5. Canzo
  6. Tilt (C’è Mattia?)
  7. Spiega la vela
  8. Big Stuff
  9. Bambino Marrone
  10. Le chien et le flacon
  11. Sinner + Vago svanendo (reprise)

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