Le indie-rock band italiane che trascinano nella versione live si contano sulle dita di una mano. Tra queste spiccano i pisani The Zen Circus. Sono la parte rupestre dell’indie-rock italico e propongono da circa una decina di anni un misto di folk e punk a cui non si può resistere. Paragonati costantemente ai Violent Femmes, hanno allargato le loro fila in occasione dell’ultimo lavoro Villa Inferno proprio a Brian Ritchie (n.d.r. il fondatore del gruppo americano). Il lavoro Villa Inferno non si è fermato a questa collaborazione ma per i cori ha scomodato le due sorelle Deal (Pixies, Breeders), per la co-produzione artistica Giorgio Canali, per la produzione del video di Punk Lullaby quel mito di Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. In previsione dell’uscita all’estero di Villa Inferno non potevamo non scambiare quattro chiacchiere con Appino, la voce dei The Zen Circus. Vi proponiamo una delle interviste più scanzonate di LostHighways!
Villa Inferno è zeppo di collaborazioni illustri. Il disco è nato pensando a queste collaborazioni o è nato tutto quasi per caso?
Anagramma la parola caso ed avrai caos. Il caos.
Ci potete raccontare qualche aneddoto in fase di registrazione con questi grandi della musica?
Brian ha telefonato a Lou Reed per chiedergli come stufava i broccoli e lo ha passato ad Ufo che cucinava. David Byrne ha chiamato Brian per chiedergli se sapeva dove comprare del buon Gin-Seng a Chicago e abbiamo scoperto che Kim Deal è una grande fan di Paolo Benvegnù…
Mi ha colpito l’assolo finale di flauto (presumo di Brian Ritchie) in Like a girl never would. Quanto è stato importante il suo apporto nel sound attuale dei The Zen Circus?
Notevole, pesa 110 chili ed è alto 2 metri, noi siamo tutti e tre delle mezze seghe. Ha importato poi il Cajon, un fantastico strumento sudamericano che sembra un comodino, e pensa te, suona esattamente come un comodino. In più ci ha insegnato a fare i cavi. E’ il terzo che ci prova, ma ognuno ha una sua teoria e noi allora preferiamo continuare a tirarli sciolti nei case.
I tre pezzi in italiano sono delle bombe cantautorali di rara bellezza ed immediatezza. Il riferimento a Rino Gaetano nasce spontaneo ma ho l’impressione che Appino le ha cantate così senza voler per forza omaggiarlo?
Infatti non volevo omaggiare proprio nessuno. Gaetano È sempre stato un ganzo, ma pare che ora ce l’abbiano tutti in bocca. Quando abbiamo fatto Nello Scarpellini nessuno citava Gaetano… perchè? Perchè forse non ci cagava nessuno… vero anche questo.
La vostra musica è la prova che si può fondere il folk con il punk, ma voi nella vita vi sentite più folk o più punk?
Ci sentiamo molto rupestri. Inoltre ci laviamo poco (che fa molto folk) e siamo contro il sesso occasionale (che fa molto punk).
Quanto conta la dimensione live per i The Zen Circus?
E’ tutto.
Farete anche delle date all’estero? Penso sarà un’esperienza mitica per voi?
Si, Australia ed Europa per ora. Ti racconteremo quando torniamo, il disco non è nemmeno ancora uscito all’estero, esce a giugno.
L’art-work di Villa Inferno è straordinaria e di quelle da collezionisti di vinili. Com’è nata l’idea?
Si ritorna all’inizio di quest’intervista: il caso. Nessuna idea di base. Sono varie visioni Infernali nel mondo di oggi. Piccole, un niente.
Quanto dovete al web (es. MySpace, peer to peer, lastfm) in termini di promozione della vostra musica?
Non ne ho la più pallida idea. Molto? Poco? Non ne capiamo una sega e ci fidiamo di chi ne sa più di noi. Ho visto proprio oggi Manuel Agnelli, un collega che incontriamo spesso e che rispettiamo un casino, che in un’intervista di questi giorni, riferendosi al cambio di management e label, diceva “Non siamo mica quelli che vogliono solo star lì a suonare con la chitarrina, vogliamo creare delle situazioni”… ecco, noi siamo l’esatto contrario: noi vogliamo solo suonare con la chitarrina, le situazioni fatele fare ai vincenti, noi stiamo fieramente dalla parte di chi è nato col cazzo in culo e può solo cantare per rendere il tutto meno doloroso.
Vent’anni – Preview
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