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Cime Domestiche – Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni, Ares Tavolazzi

Canti di montagna, volti e mani di donne: se, da sempre, è l’elemento maschile a dominare il classico immaginario legato alla vita di montagna, alle storie della dura vita di montagna che fu, qui è lo sguardo femminile a prendere voce e corpo, ad essere termine primo ed ultimo. Donne lasciate sole da mariti e padri, donne che aspettano, con le schiene piegate dalla fatica e rotte dalla nostalgia; donne che filano, pregano, curano il fuoco; donne autonome, che lavorano, amano, fanno figli e se ne prendono cura: spose, figlie, madri, balie, amanti. Donne che sognano l’abbraccio dell’uomo amato con la purezza del sogno d’infanzia, che concedono al piacere del corpo lo stesso impeto della fatica nel lavoro; donne che non temono di fuggire in cerca di pane o di pace; donne che pagano l’inclemenza degli abbandoni invecchiando precocemente, precocemente imparando la mimica del disincanto, della durezza. Donne che, disilluse ma fiere, cantano: sole, a due a due, di sponda in sponda, di stanza in stanza; donne che con il proprio canto rispondono al lamento del soldato, alla preghiera del figlio, alla lusinga dell’amato.
Canti di montagna, 18 brani tratti dal repertorio popolare trentino, ri-scoperti, arrangiati e re-interpretati con maestria, estro ed altissima sensibilità da un inedito quartetto d’artisti che, fondendo e ri-elaborando le personali e diverse esperienze musicali, restituisce al piacere dell’ascolto 18 pezzi di pura e atipica bellezza, di intimo fascino, di superba grazia ed immediatezza. Il pregio degli arrangiamenti indie- rock nelle note di una chitarra solleticata a condurre melodia abbraccia l’audacia jazz del contrabbasso che, come corpo, ancheggia, arranca, mima, ansima. Paolo Benvegnù e Ares Tavolazzi tessono una trama strumentale essenziale ed intima, sobria eppure impulsiva; Petra Magoni e Monica Demuru intrecciano l’ordito delle voci, ricamano sussurri e strepiti, bisbigli e clamori. Timbri maschili e femminili si diluiscono gli uni negli altri, si accompagnano, senza che i virtuosismi scadano nel lezioso o tolgano sobrietà alle interpretazioni. Le sperimentazioni, vocali e strumentali, ri-conducono i brani dalla tradizione a visioni contemporanee e personalissime, senza alterarne la natura, piuttosto offrendo alla memoria di uno spaccato di mondo ormai al tramonto un omaggio di riguardo, non vessato da ingannevoli nostalgie, piuttosto impreziosito da nuove vesti, da parafrasi discrete ed insieme incisive.
Dolcezza, urgenza, intimità, immediatezza: come brezza leggera, alcuni brani spogliano da ogni aspettativa e lasciano che sia la memoria a lasciarsi cullare, a lasciarsi vincere; come echi di voci familiari, i cori irrompono, consegnano testamenti d’intenzioni semplici, d’intuizioni quotidiane e irriverenti, di vite addomesticate e sogni ribelli.
Se Serenata Trentina e Oi cara mama sono splendidi cori di voci melodiche, chiare, cori intensi ed immediati, La cava e La filandera sono esperimenti di vibrazioni vocali, esperienza ritmica di respiri e timbri.
La povera Rosetta è un ruscello di parole dure, severe ammaestrate dal prezioso arrangiamento in una sorta di supplica, con la stessa virtuosa grazia e il medesimo vigore espressivo di Salve O Regina.
Paolo Benvegnù presta la caldissima voce al capitano di Col fazzoletto in mano/Oi capitano, all’emigrato di America, all’innamorato tradito di Angiolina del cuor mio, ricreando le suggestioni uniche ed inconfondibili di certi Piccoli fragilissimi film.
Monica Demuru canta, solista, la precarietà di vita de La serva , domestica emigrata, forestiera in casa di signori, umiliata dalla fatica ma improvvisamente consapevole della propria forza fisica e morale; recita il monologo de Il tuo fazzolettino con il garbo e la malizia dei sotterfugi d’amore.
Ares Tavolazzi interpreta il grido de Il magnano, irriverente e candido, spavaldo e borioso, abbandonandosi ai giri di contrabbasso come ai sogni dell’esser unico uomo fra tante donne sole; esegue una Bel Lingaz chitarra/basso acustico e a canto muto che delizia, accarezza.
Petra Magoni in Senti il martello intona una clessidra di modulazioni vocali, di arditezza jazz-pop; la sua interpretazione in Ninna Nanna è di una dolcezza rara, sfiora certe corde d’anima con la stessa delicatezza dell’arpeggio di chitarra che la accompagna.
Nato da uno spettacolo dal vivo dell’agosto 2006 per la rassegna di musica d’autore “I suoni delle dolomiti” che si svolge sulle vette delle montagne del Trentino , Cime domestiche è una magia, l’incanto di qualcosa di insolito, di atipico. Chi il 6 agosto 2006 è stato in Val di Fassa (Rifugio Monti Pallidi), lungo quel pomeriggio uggioso e freddissimo, ma macchiato di sole, ha raccolto gemme, ha avuto un privilegio che questo disco ha reso tangibile, tramandabile. Ma serve trasporto e un angolo di intimo silenzio per poterne godere appieno.

Credits

Label: Radio Fandango – 2007

Line-up: Paolo Benvegnù (voce, chitarre, editino) – Monica Demuru (voce) – Petra Magoni (voce) – Ares Tavolazzi (voce, contrabbasso, chitarra/basso acustico, effettistica); Produzione ed elaborazione musicale (Benvegnù, Demuru , Magoni, Tavolazzi)

  1. Serenata Trentina
  2. La Cava
  3. La Filandera
  4. Col Fazzoletto In Mano /Oi Capitano
  5. La Serva
  6. Tuti I Me Dis
  7. America
  8. La Povera Rosetta
  9. Salve Regina
  10. Senti Il Martello
  11. Oi Cara Mamma
  12. Angiolina Del Cuor Mio
  13. Il Magnano
  14. Il Tuo Fazzolettino
  15. La Vien Giù Dale Montagne
  16. Ninna Nanna
  17. Bel Lingaz
  18. E La Bela Violeta

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3 commenti

  1. Mitica recensione. Hai svelato una perla perduta del grande Paolo. Suggestiva intro sulle donne!

  2. Quando il signor Benvegnù ci mette lo zampino… son tutti inchini alla poesia.

  3. è vero… e le canzoni eseguite da Paolo sembrano cucite addosso… la sua dolcezza esplode spargendosi nell’aria…splendida poesia in musica…

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