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Dell’Impero delle Tenebre – Il Teatro degli Orrori

Indietro non si ritorna, questo è poco ma sicuro! Al diavolo i tuoi dannati convenevoli, lo sai che è inutile aver paura: al massimo ti faccio morire di musica e non di paura!! Poi quando sarete pronti, signore e signori, questa è l’entrata, lo spettacolo ancora, per l’ennesima perduta volta, va avanti e voi siete gli invitati. Ammesso che abbiate ancora fegato per esserci, le porte dell’inferno sono spalancate. Sarà un po’ presto per gridare al miracolo, ma questi fottuti pazzi da manicomio, che si nascondono dietro lo pseudonimo di Teatro dell’Orrore, sono in assoluto tra le cose più interessanti che io abbia ascoltato in Italia negli ultimi dieci anni, almeno per ciò che concerne il pianeta rock. Per la verità non è che siano dei ragazzini alle prime armi: a partire dal leader Pierpaolo Capovilla (con i suoi One Dimensional Man ha fatto un pezzettino di storia del rock made in Italy) fino alla seconda chitarra di Gionata Mirai (Super Elastic Bubble Plastic), al basso del signor Giulio Favero (produttore ricercatissimo della scena indipendente) ed alla batteria di Francesco Valente (altro uomo ad una dimensione) tutto possono essere considerati tranne che degli esordienti. Da una serie di jam-session e di prove insieme nasce con la naturalezza di un terremoto questo ambiziosissimo side-project, Il Teatro degli Orrori, che a sorpresa sceglie l’italiano come lingua madre per rendere ancora una volta il rock linguaggio per direttissima e senza mezze misure. Nella sua straordinaria coesione (o nella totale assenza di essa) e nella sua coerenza espressiva, pur non essendo affatto un concept-album, Dell’Impero delle Tenebre è un disco di rock’n’roll violento e abrasivo, che conserva quegli elementi di erosione e cattività che avevano cratterizzato One Dimensional Man. Un disco egregiamente suonato e a metà tra noise, post-punk, indie-rock e post-hardcore, ma non è tutto: c’è anche la tendenza a rispolverare certe sonorità dissonanti e certe tematiche decadenti dichiaratamente ispirate ai Birthday Party più drammatici (prima band del grande Nick Cave), al teatro della crudeltà di Antonin Artaud, al punk, alla new wave e, dulcis in fundo, alla tradizione cantautorale e melodica italiana (da Battisti a De Andrè)… vedi la bellissima ballata La Canzone di Tom. Piacevolissima sorpresa anche i testi (per la maggior parte scritti da Pierpaolo Capovilla), mirati a delineare una poetica intelligente e soggettiva, a metà tra anarchia politica (Carrarmatorock!,Compagna Teresa), irriverenza punk darkoide (Lei Venne) e romanticismo allucinato (Lezioni di Musica), il tutto esaltato dall’estro del saltimbanco (che ricorda un po’ le live-performance dei Tre Allegri Ragazzi Morti). Se ogni tanto li sentite troppo dissonanti o cacofonici, prendetelo per buono perché fa parte del gioco! Ve ne convincerete dopo i giusti ascolti! Lei Venne è uno dei rock’n’roll più bestiali e cerebrali al contempo che io abbia mai sentito nel bel paese, portato agli estremi della violenza e della follia con un cantato che arranca ora sarcastico ora sfibrato, ora cinico ora anarchico. Oltre alla grande qualità e tecnica di tutti i brani è la grinta che colpisce: come un vulcano in eruzione, sono brani che evocano fuoco e fiamme fino quasi a cristallizzarsi nella fine del disco, in una serie di ballate più “tenui” in cui questa rabbia si rafferma in un cantautorato rock sorprendente (Lezioni di Musica, La Canzone di Tom, Maria Maddalena). Provare per credere, questo disco rimarrà sicuramente come una delle cose più toste che si possano ricordare di questo decennio. Soddisfatti o la prossima volta lo giuro mi faccio prete!

Credits

Label: La Tempesta – 2007

Line-up: Pierpaolo Capovilla (voce) – Gionata Mirai (chitarra, voce) – Francesco Valente (batteria) – Giulio Ragno Faveri (basso)

Tracklist:

  1. Vita Mia
  2. Dio Mio
  3. E Lei Venne!
  4. Compagna Teresa
  5. L’Impero delle Tenebre
  6. Scende la Notte
  7. Carrarmatorock!
  8. Il Turbamento della Gelosia
  9. Lezioni di Musica
  10. La Canzone di Tom
  11. Maria Maddalena

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6 commenti

  1. una recensione energica per un gruppo esplosivo!
    condivido ogni singola parola che hai scritto, Gian!
    Oltre al suono strepitoso e mai ascoltato prima da una band italiana, la scelta di cantare in madrelingua la trovo splendida e azzeccatissima.
    Mi viene in mente una intervista a Manuel Agnelli che parla dei gruppi indie italiani, affermando che i One Dimensional Man…dovrebbero cantare in italiano.

    …Pierpaolo Capovilla ha fatto di più!!!

    tanto di cappello…!

  2. Great review in a right place…

  3. Gian… ti hanno affascinato mesi fa. Ottima intuizione ?

  4. Un grande gruppo che mi ha conquistato al primo ascolto! Prima o poi io e te chiuderemo anche i conti in sospeso 😉

  5. Bella recensione, è da due o tre giorni che li stò ascoltando su maispeis e mi stanno garbando davvero! E’ vero Manuel disse che secondo lui i O.D.M dovevano cantare in italiano.. buon profeta, ma certo non lo si scopre oggi,no??

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