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La musica è ancora una forma di resistenza: L’ estate di Bob Marley

Sarebbe bello catapultarsi nel proprio passato, avendo solo una vaga coscienza del proprio presente, come fa Pietro protagonista di L’ estate di Bob Marley , di Paolo Pasi.
Fare il proprio viaggio esistenziale al contrario, dal 2005 al 1985, nel breve lasso temporale di una notte indigesta. Svegliarsi la mattina del 27 giugno 1980 a vivere il rimpianto di 20 anni: il concerto di Bob Marley. Svegliarsi e trovarsi a vivere quel caldo pomeriggio milanese “sul piazzale dello stadio” proprio mentre “San Siro sta per accendersi”.
Ed è questo che succede a Pietro che si sveglia, dopo un sogno lungo una vita, nella mattina in cui la Milano reggae freme per il concerto del proprio profeta.

Il libro è intriso della musica di Marley che fa da colonna sonora di un’estate, di un amore, di una giovinezza che sembrava perduta in quella notte indigesta. E il ritmo di quella musica, che canta di dignità e di diritti umani, scandisce anche i giorni bui di quell’ 85: l’inabissamento e l’insabbiamento del DC9 nel mare di Ustica, la strage alla stazione di Bologna, la crisi della Fiat e il terrorismo. E Pietro trova nella musica “una forma di resistenza”.
E alla fine del libro, nel momento del ritorno al presente, ciò che resta è l’immagine di un mondo diverso, “più tecnologico, ma ossessionato dal lavoro”, il mercato che ha trionfato e le buone cause che ancora esistono. E le uniche cose rimaste uguali a quei primi anni ottanta sono le emozioni che aprono l’anima quando uno stadio, o un locale, si infiammano per l’inizio di un concerto. Quelle emozioni intense che ti avvolgono quando dal tuo lettore mp3 inizia in levare il reggae di Jamming o di Redemption song e “i pensieri diventano leggeri, inafferrabili” e senti “voglia di ballare restando fermo”.
Perchè alla fine cosa può rappresentare più della musica una perfetta macchina del tempo? Bastano poche note per trovarsi persi negli stessi colori, odori, sapori, nelle stesse emozioni di una situazione vissuta chissà quanto tempo prima.
E “la musica di Marley, che parla di riscatto e libertà”, dopo vent’anni, suona ancora e fa “ballare ragazzi” come allora dando ancora “speranza a milioni di persone”, la musica è ancora una forma di resistenza contro i momenti bui che purtroppo hanno solo cambiato nomi, alleanze e luoghi.

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2 commenti

  1. …magari bastasse la musica per “resistere”.

  2. indubbiamente non è la panacea ai mali del mondo, ma aiuta comunque le coscienze a muoversi come le altre forme d’arte.

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