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Come On… Now Run: intervista ai JoyCut

16 novembre: ha inizio The Very Strange Tale of Mr. Man. L’abitudine al vuoto e alla superficialità generata dalla velocità di una società che affoga nella Plastic City trasformano gli umani in alieni… alienati. L’unico essere a conservare ancora una “dimensione emozionale, etica” è paradossalmente deformato dalla massa in una forma verde, in un diverso. Solo gli occhi dei bambini sanno vedere e riconoscere il buono da difendere. Questo il concept che la band bolognese JoyCut lancia attraverso brani che suonano senza confini, senza gabbie patrie. JoyCut mescola l’intimismo della storia del rock, la sperimentazione, la ricerca della melodia e l’ebbrezza della consapevolezza di saper suonare, davvero! La PillowCase Records e la compagine dell’Estragon hanno puntato su un progetto straordinario.
LostHighways si è innamorato di Mr. Man da subito e, finalmente, in una stradina della città di plastica lo incontra…

JoyCut… Just JoyCut! Se vi chiedessi di presentarvi singolarmente?
Sarebbe riduttivo per la Sovranità del Progetto. Chiunque partecipi alla causa di Mr.Man ne fa parte.
Pertanto tutti invitati! Nel booklet c’è una marcata distinzione tra JoyCut e JoyCutters. Non certo “gerarchica” nella sua accezione negativa. Sostanzialmente tesa alla gratificazione “doverosa” di quei compagni di viaggio che nel corso di questi anni hanno permesso e contribuito allo sviluppo della identità attuale. È la prima uscita ufficiale e “concretamente” abbiamo voluto “menzionare” tutti. Serenamente siamo dell’idea che un progetto come il nostro comprenda nei “Tutti” non soltanto i musicisti ma anche le Persone che si spendono con passione affinchè il mosaico risulti compiuto.

Sincretismo. Questa parola è assolutamente adatta al vostro sound, alla vostra ricerca verbale. Siete riusciti a declinare il meglio del rock nel segno dell’originalità…
Ci proviamo. Per noi la sintesi tra campi di applicazione distinti è fondamentale. Pensare la musica, ascoltare le immagini, vedere i suoni. Un invito all’ introspezione. Essere originali? Non è questo il punto. La sfida è perseguire sempre l’onestà intellettuale e l’autenticità. Il Rock è una tra le molteplici modalità espressive che rende possibile coniugare i vissuti autobiografici con le variegate visioni del mondo di ognuno. Non è semplice esercizio di stile. Ci crediamo. Vinili formativi, libri abitati, scarpette di calcio consumate. Fotografie venute male, da conservare. Non-Luoghi e Altrove. Numeri e Nomi. Ricordi e Valige Trasparenti. Come in un tappeto colorato. Questo il nostro sincretismo.

Basta un solo ascolto di The Very Strange Tale of Mr. Man e esplode la sensazione di una band sicura, consapevole. Il vostro è un esordio senza passi falsi… E’ un disco che suona internazionale, da esportazione… La voce è un asso nella manica, è particolarissima!
Siamo legati ad ascolti di matrice internazionale. Nel rispetto delle diversità, pertanto, ci piace pensare che persone distanti fra loro fisicamente e nei propri vissuti, possano trovare un punto di contatto, un elemento, anche una “briciola”, in comune tramite un brano, un album, un sound, che ci si trova in condizione di condividere. La scelta consapevole di cantare in inglese, va anche in questa direzione.

Com’è maturato il concept alla base del disco?
Il cuore del concept, la “storia” di Mr.Man, è maturata un giorno d’autunno di due anni fa. In uno di quei veri, strani momenti nei quali un’idea musicale, sonora, incontra immediatamente un concetto astratto, verbale, e i colori dell’uno emozionano i colori dell’altro. Abbiamo mantenuto nel finale del brano la registrazione della voce del primo provino: è una voce gonfiata nello spazio e nel tempo da un ampio riverbero, una voce commossa, gridata nel momento in cui è nata l’idea di Mr.Man. Era troppo intimamente autentica, ed è il fulcro poetico del concept.

Take Off… solo 45 secondi, me li raccontate. Io ne sono rimasta folgorata.
Il sipario che si alza sulla nostra storia ufficiale. Tecnicamente una semplice introduzione. Per noi l’attesa che ci contorce in preda all’ansia del “decollo”. Interventi ipnotici e squarcianti. Come un occhio che si apre e inizia a mettere a fuoco ombre e figure. Colori psichedelici che tornano spesso nei nostri spettacoli dal vivo, dove la dimensione strumentale è molto presente.

Yokono è un pezzo forte, d’impatto. Straniante…
Un brano in cui siamo un po’ più sfacciati che altrove, sicuramente. Con aperture stroboscopiche e dichiarazioni scandite del tipo “We don’t want…”. Ha sicuramente aperto una via (quella del sostenuto uptiming) che in futuro perseguiremo con grande forza.

Mi prendo la libertà di dichiarare un colpo di fulmine per Come on, che mi dà la sensazione di un’implosione ipnotica…
Come on
è il brano che abbiamo più suonato nella storia dei JoyCut. Ed è il brano dal quale partiamo quando dobbiamo “metterci a nostro agio” in una nuova situazione fonica, che sia una sala prove o un palco: è, e deve essere, un galleggiamento ipnotico e avvolgente.

La parte finale del disco offre un ruolo primario al piano, fino alla dolcezza strumentale di Haiku…
Il tocco, la gioia, il vero fil rouge dell’intero lavoro. Codice Universale e Necessario. Avvolge e Coinvolge tutti i brani in un unico autentico linguaggio identificativo. In più Haiku rappresenta la nostra poetica del “get inspired”. Pensiamo ad una band che lasci alla mercè del fruitore una colonna sonora libera. Tanto da essere stravolta. Aperta a possibili sovraincisioni suppletive. Cantati o Parlati nelle diverse lingue. Stimolo per una regia, un racconto, una poesia, un disegno, immagini, colori. Che alimenti l’idea per una nuova canzone. In breve che sappia davvero emozionare.

Mi raccontate del video di Plastic City che traduce in immagini il concept dell’album? E’ impressionante l’uso di quei colori fortissimi e quasi fluidi…
Secondo noi più che tradurre il concept dell’album, traduce bene delle idee ricorrenti nella nostra poetica. L’uso di questi colori saturi, la sovrapposizione di piani visivi e di messaggi in codice subliminali sparsi qua e là nel video, l’idea del movimento e l’esplosione magmatica che ti sorprende quasi alla fine del brano lo rendono un video particolare: più esplorativo che narrativo.

La dimensione live vi ha visti protagonisti da subito di palchi non facili. Penso ai concerti degli Afterhours che avete aperto e a quelli dei Perturbazione: due universi molto diversi (per quanto complentari)…
Vero. Esperienza formativa fondamentale. In comune senz’altro Afterhours e Perturbazione hanno una professionalità ed una passione indescrivibili. Una dedizione ai particolari condivisa a stimoli che farebbero “rabbrividire” qualunque novizio! In più un linguaggio che rispecchia le generazioni trovando grande consenso. Anche i Verdena hanno impressionato per qualità e volontà. Ci riteniamo privilegiati. Queste non sono band comuni. In questo vissuto storico manifestano quanto di meglio la scena italiana possa offrire.

E… il confronto con il grande pubblico continua, penso all’apertura delle date italiane degli Editors (22/11 al Piper di Roma e il 23/11 all’Estragon di Bologna). Tante altre in calendario…
Lo viviamo come un vero e proprio evento irreversibile. Soprattutto da quando abbiamo saputo che condivideremo il palco non soltanto con gli amati Editors. The Boxer Rebellion, band londinese tra Sigur Ros, Coldplay ed Interpol, è una realtà che conosciamo e che ci permetterà di confrontarci con grande gioia regalandoci per queste due date la dimensione dei grandi concerti internazionali fuori confine (se pur a casa nostra).

Come si muove Mr. Man in rete? Che tipo di valore può avere? E’ davvero uno strumento di libertà comunicativa e di diffusione dell’arte senza bavagli?
Mr.Man tesse reti. Tutto ha bavaglio. Persino la libertà. Una volta raggiunta ne si è schiavi. Mr.Man è il progresso. Tale da indurre alla malinconia del ritorno. Ciò che è alieno non fa paura. Spaventa la normalità. La rabbia e la frustrazione degli uomini alla guida. Degli anziani al supermercato. Sull’autobus. La rete è soltanto un mezzo. Eccezionale. O degenerativo. Libertà? Non ce ne può essere senza uguaglianza. E l’eguaglianza non c’è. Anzi, oggi liberi vuol dire proprio poter essere diversi. Da chi? Perché? Mr.Man, il Verde Extraterrestre Grigio, è presente. Il suo indirizzo non lo si trova in rete. Bisogna tuffarsi negli abissi della coscienza.

Video Live Shake Your Shape (Terme di Caracalla – Supporting Afterhours)

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3 commenti

  1. Loro sono la nostra bandiera sonora. Iniziamo insieme il viaggio. Io scommetto oggi sui JoyCut! Mitica intervista!

  2. Grazie per questa bellissima intervista! Ho visto i JoyCut a Bologna, quando hanno aperto il concerto degli After, ma non mi avevano colpito particolarmente… Ammetto che ero troppo distratta da altro per poterli giudicare e ascoldando i loro pezzi e leggendo le loro parole mi è venuta voglia di approfondire la loro conoscenza, spero di averne l’occasione.

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