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Psichedelia è andare oltre la buccia delle cose: intervista a Marco Fasolo(Jennifer Gentle)

jj2.jpgI Jennifer Gentle, prodotti dalla Subpop, sono ormai una tra le band italiane più affermate all’estero. Il loro avant-pop psichedelico ha riscosso consensi ovunque nel pianeta dagli USA alla Cina. Il leader Marco Fasolo ha un carisma unico e LostHighways ha voluto entrare nella sua Midnight Room (Foto by Emanuele Gessi ).

Puoi raccontarci come è nato il concept di Midnight room basato principalmente sul tema della morte?
Non so se sia un disco centrato sulla morte, di sicuro non è particolarmente solare. Più che altro è stato il frutto delle circostanze: un lungo periodo di isolamento che è coinciso con molti altri problemi. Il risultato è stato un disco che sotto molti aspetti è quello che sento più personale.

Dall’ascolto del tuo ultimo lavoro sembra che dalla psichedelia si possa ancora estrarre tanta originalità compositiva…
Psichedelia è solo un’etichetta che può contenere cose tra loro diversissime, dai Gong ai Can per non parlare del pop dei Beatles. Non si tratta di un vero e proprio genere, ma piuttosto di un’attitudine nei confronti della realtà, di un interesse ad andare oltre la buccia delle cose per cercare quello che si nasconde dietro le apparenze. E’ un esercizio psicologico, non uno stile.

Come riesce un musicista italiano a farsi produrre dalla Subpop, l’etichetta di grandi icone come i Nirvana?
Ci hanno contattato loro, non abbiamo mai mandato in giro demo nella speranza di ottenere un contratto. I primi due album dei Jennifer Gentle sono stati autoprodotti, poi è arrivata la Sub Pop, segno che forse stavamo lavorando bene. Per me la cosa più importante è sempre stata la possibilità di esprimermi liberamente, senza sentire sul collo il fiato di troppe aspettative. Sub Pop ci ha dato questa possibilità.

Quante soddisfazioni ti sei preso nel tuo tour all’estero? Manuel Agnelli afferma che è più stimolante suonare all’estero poichè ti riappropri di approcci live impossibili in Italia (es. suonare in piccoli club a stretto contatto con un pubblico che è più esploratore e curioso di quello Italiano).
I tour all’estero sono stati sotto molti aspetti il vero banco di prova per i Jennifer Gentle. Il pubblico è molto competente e appassionato, sei costretto a metterti in gioco in continuazione.

Quale concerto di questo tour ti è rimasto più impresso?
Suonare a Seattle o Portland è come suonare nella nostra città: lì siamo davvero popolari! Sono state ottime molte altre date del tour, come New York o Atlanta, ma il concerto che ricordo con maggiore soddisfazione è stato quello a Kunming. Mille cinesi impazziti e la sensazione di aver finalmente compreso il potere liberatorio della musica rock.

Come è stata l’esperienza di scrivere, produrre e suonare tutto da solo l’intero album? Anche il prossimo sarà realizzato nella stessa maniera?
E’ stato molto faticoso, ma allo stesso tempo si è trattato di un’esperienza appagante. Avevo la necessità di seguire questo album dall’inizio alla fine, senza troppe intermediazioni. Il prossimo disco, però, spero di poterlo registrare con la band con cui suono adesso in giro, e che ormai sono a tutti gli effetti i Jennifer Gentle: Liviano Mos (tastiera), Andrea Garbo (chitarra), Francesco Caldura (basso), Paolo Mongardi (batteria).

Quanto devi al web (es. myspace, peer to peer, lastfm) in termini di promozione della tua musica?
Non saprei davvero che risponderti: non mi sono mai interessato a Internet, non ho neppure un computer. La prima cosa dovrebbe essere comunque la qualità della nostra musica, tutto il resto dovrebbe venire di conseguenza.


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