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L’immagine di te – Radiodervish

“La verità è uno specchio caduto dalle mani di Dio e andato in frantumi. Ognuno ne raccoglie un frammento e sostiene che lì è racchiusa tutta la verità”. Questi versi di Rumi, antico poeta e mistico persiano, fanno da epigrafe a L’immagine di te, l’opera a cui hanno dato vita i Radiodervish, sostenuti da Franco Battiato e Pino Pinaxa Pischetola. Attraverso il pensiero del derviscio danzante si possono leggere le canzoni sentendone la profondità, non perdendo mai la consapevolezza dell’unità necessaria al vero… questo non si mostrerà mai nella sua totalità in un solo frammento, bisognerà sempre con lo sguardo dell’anima giungere al tutto, cercar questo e soffermarsi in esso per cogliere il reale nella sua autenticità. Resi così coscienti da una prima carezza di poesia, ci si lascia penetrare dalla musica, non limitandosi mai a coglierne solo il senso più evidente, ma ricercando anche le dimensioni sottese, i mondi di significato custoditi, celati, preservati.
Il suono giunge come vivace brezza di primavera che porta con sé profumi e sgargianti colori, è un’aria che si intreccia, mischia ed a tratti fonde con venti carichi di musica che hanno solcato le distese del mare, camminato lungo i lembi di terra che racchiudono il Mediterraneo, attraversato il Bosforo danzando. Questi venti hanno aiutato Nabil Salameh e Michele Lobaccaro, insieme ad Alessandro Pipino, a cancellare una volta in più i confini tra l’Italia e il Libano, tra l’Occidente e l’Oriente, li hanno condotti lungo quelle strade in cui il cammino condiviso e la bellezza con-vissuta portano le differenze a manifestarsi come ricchezza e il sentire comune, l’essere in comune, a farsi evidente. I due si sono affidati a sonorità pop e all’elettronica povera, lasciando però risuonare l’eco di un’epoca lontana, di un tempo sospeso, dell’Era del cinghiale bianco e della Magna Grecia. Questi suoni si fanno veste di una poeticità che canta “l’amore che fa impazzire gli dei” così come la guerra che dilania e il crollo di “chiese infallibili sulle spalle degli eroi”.
A guardar bene, attraverso la tenerezza che ammanta le parole, si scorge la speranza di chi si affida alle promesse fatte dal mare, di chi confida in un viaggio per far sì che il rumore delle lotte e delle violenze finisca di tuonare nel cuore… quella speranza che fa apparire possibile l’arrivo di un tempo in cui “i bambini di Beirut giocheranno a Tel Aviv”. A guardar bene, tra il gioco delle note e la melodiosa lingua araba che disegna una taciturna Sceherezade, si intravede un cielo a cui hanno rubato la luce e ci si fa sorprendere dalla voce tagliente di Caparezza, che ci costringe a non voltare il capo di fronte all’abisso che separa chi se ne resta distratto davanti ad uno schermo piatto da chi vive, da civile, tra le bombe. A guardar bene si vede Beirut, “sposa del mare”, sognare “sul suono delle onde” e non ci si può non interrogare sulla sua malinconia, sul perché hanno venduto i suoi sogni… “luce sono le sue trecce ornate da diamanti”, ma non squarciano il buio di una notte che stenta ad aprirsi in giorno, che lascia rose appassite e silenzio ad imperare.
Basta mettersi in ascolto, dal profondo, e si sentirà narrare di “un viaggio insidioso nel mondo dell’impossibile” intrapreso da chi, alla ricerca della Porta del Sole, porta con sé “una sfera di cristallo con dentro un piccolo universo incantato” o di un’arcana figura, Yara, “idea di dei”.
Nella luce di “mille lune impossibili ed eterne” si percepirà la poesia dispiegarsi attraverso lingue che si allacciano ed uniscono per nutrire un canto capace di fondere luoghi del tempo e spazi… l’arabo ci culla, l’italiano ci accarezza gli occhi, il griko, a cui dà voce la giovanissima Alessia Tondo (Orchestra popolare della Notte della Taranta), ci ammalia, insieme si avviluppano ed aprono in noi un varco affinché ci sia possibile accogliere le tracce di un’antica cultura, la sapienza dei Sufi, i passi di danza imparati in un accampamento solo per perdersi su sentieri che sono riflessi di stelle.
Restano dentro sogni e meraviglie, incubi e miraggi reali, la coscienza di quanto sia prezioso il dialogo col passato per rendere fecondo il presente e generare un futuro più luminoso… e una preghiera che s’aderge tra le ombre di Babel: “Gioisca colui che riesce a vedere la luce nell’oscurità e toccare l’alba nelle gocce di rugiada. Gioisca colui che desidera ancora dal cielo un varco per la speranza”.

Credits

Label: Radiofandango – 2007

Line-up: Nabil Salameh (voce, chitarra melodica su Milioni di promesse, Avatar e Stella briciola di campo) – Michele Lobaccaro (basso elettrico, chitarra acustica) – Alessandro Pipino (tastiere, pianoforte, chitarra elettrica, fisarmonica, glockenspiel, clavietta, chitarra acustica su Sama Beirut) – Anila Bodini (violino, cori su L’immagine di te) – Antonio Marra (batteria) – Pino Pinaxa Pischetola (programmazioni) – Caparezza (voce e programmazione su Babel) – Alessia Tondo (voce su Yara) – La traduzione in griko di Yara è a cura di Gianni De Santis.

Tracklist:

  1. L’immagine di te
  2. Tutto quel che ho
  3. Babel
  4. Se vinci tu
  5. Milioni di promesse
  6. Yara
  7. Avatar
  8. Sama Beirut
  9. Stella briciola di campo

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  1. Valentina… le tue letture emotive e sonore sono superbe

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