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Systematic Chaos – Dream Theater

Preludio: Inizia la danza della notte oscura ed eterna nella presenza di nemici. Il nostro mondo gira, spinning alla velocità della luce. Calpestiamo le anime di ieri per vendere i nostri corpi in velleitarie immagini di oggi. Su! Corriamo più prog che possiamo e sfianchiamoci fino a non avere più fiato! Le nostre autostrade sono vene di un pianeta impazzito. Il rullante di Mike Portnoy, il riffing unico di John Petrucci ci alzerà in volo e ci scaraventerà nella redenzione dalle nostre infinite paure. Ci libereremo dalle catene, noi formiche di oggi che verrano schiacciate dal peso della mollica della vita di domani.
Intermezzo: Possiamo scendere giù nel viottolo che riporta alla vita? Possiamo riprendere il controllo di noi stessi? Attraverso il velo della pazzia c’è un uscita? Il basso di John Myung chiede redenzione, redenzione per la nostra povera umanità. Ricongiunzione alle nostre anime. Abbandonato mi sento. E sono arrivato per te questa notte. Svegliato. Guardami negli occhi, dammi la mano e consegnati a me. Nell’equilibrio perfetto di prog-metal e efflussi di melodia ariosa… l’ascesi è iniziata con le tastiere di Jordan Rudess nella perla Forsaken. La salvezza è viaggiare attraverso lo spazio ed il tempo. Uscire fuori dal corpo, dalla mente ed andare fuori controllo… portare le proprie ruote in Constant motion dove contrappunti di basso e riff panteriani ci condurranno alla fine della nostra stargate. Voci che si inseguono (LaBrie/Portnoy) sono l’onomatopeica energia del flusso di coscienza dei nostri tempi dispari. Poi l’andamento sinuoso di Repentance non dà scampo, entra dentro senza soste, ruba l’anima con tanti ospiti illustri, capolinea al reading finale (Akerfeldt, Morse, Satriani, Vai, Wilson…). La musica dei Dream Theater è come la musica lirica: o la si ama o la si odia. Ma se entri nei riffs di The Dark Eternal Night che nessuna band odierna (neanche i buon vecchi Metallica!) riuscirebbero ad emulare, ti accorgi che il teatro del sogno è aperto da quasi un ventennio: un motivo ci deve essere! Appena escono in Italia, la patria dei fans del prog anni’70, sbancano con un etichetta indipendente come la RoadRunner records, superando le vendite delle majors. La fusion di generi diversi alla velocità della luce all’inizio può essere stucchevole ma alla fine, quando entri dietro le quinte del teatro, ti accorgi che le scenografie sono realizzate come una volta… quando gli artigiani cesellavano e sperimentavano ogni particolare all’inseguimento della perfezione. Se il metal ha resistito negli ultimi dieci anni è proprio grazie a bands, come i Dream Theater, che hanno saputo reinventare un genere anzi due, il progressive ed il metal, immergendoli addirittura in stili diversi: hanno citato il rock dei Muse in Prophets of War dal chiaro sapore synth-acido.
Epilogo: Systematic chaos
è un album di altri tempi, un metraggio delle canzoni che vi occuperà la giornata perché la musica è esercizio di intelletto non sottofondo da stolto fighetto. Il dipanarsi del concept dietro la suite In the Presence of Enemies è solo per chi ha il coraggio di pagare il biglietto del teatro del sogno.

Credits

Label: RoadRunner Records – 2007

Line-up: James LaBrie (Vocals) – John Myung (Bass) – John Petrucci (Guitars) – Mike Portnoy (Drums) – Jordan Rudess (Keyboards)

Tracklist:

  1. In the Presence of Enemies Pt. 1
  2. Forsaken
  3. Constant Motion
  4. The Dark Eternal Night
  5. Repentance
  6. Prophets of War
  7. The Ministry of Lost Souls
  8. In the Presence of Enemies Pt. 2

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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7 commenti

  1. Io ho scoperto i D.T. con “A Change of season” e li ho ri-scoperti con “Octavarius”. Resto dell’idea che alcune cose sono, per me, ostiche e freddamente tecniche ma Systematic Chaos (che ho nel lettore del laboratorio da un mesetto buono) mi spinge a dire, ancora una volta:
    -Saranno anche freddamente tecnici ma…quanto sono bravi e come suonano bene sti tipi!

  2. Io non li trovo freddi.
    Trovo che abbiano una marcia in più: la tecnica oltre l’intuizione e la creatività.
    Poche band (di impatto internazionale) hanno un simile spessore… penso ai Radiohead. Per il resto molti macinano clamore sulla “scena”… qua c’è sostanza.

  3. …mah, non so.
    Io alcune loro cose le vedo ancora come mere esibizioni di stile e tecnica. Del resto nn si puo negare che Petrucci & Co. abbiano davvero talento ma penso che alle volte strafanno.
    Ovviamente è un opinione personale…

  4. io sono daccordo col mio amico Cris… riconfermo quello che ho scritto nella mia rece sugli Anekdoten… per me il neoprog, nel 90% dei casi, è virtuosismo fine a se stesso…
    mo mi daranno una mazzata in testa;)…però questo disco lo ascolterò…anche perchè la rece mi ha incuriosito

  5. A me piace l’evoluzione dei generi, non mi chiudo in gabbie e gli assiomi, gli imperativi categorici mi fanno paura.
    Leggo i testi, approfondisco i concept e mi faccio guidare dalle emozioni. I DT emozionano.
    Ovvio: è un giudizio personale. Appunto.
    Facciamo in modo che il gusto non divenga motivo di dictat… in altre parole l’opinione non è una Legge sui generi musicali.
    Per il resto aprite un topic al forum.
    Bravo Vlady che recensisci sempre musica di qualità, al di là dei generi che prediligi.
    Bye

  6. non volevo sembrare categorico se ti riferivi al mio post:(… ho fatto un pò una media tra le emozioni ed i pareri che ho maturato tra i miei ascolti del genere… assolutamente non assiomatico, aperto a tutto e speranzoso soprattutto:)). concordo con l’apprezzamento a Vlady:)

  7. No, non mi riferivo al tuo post… è un principio in cui credo e ripeto sempre :-)

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