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Franz Goria – Dal fondo (Casasonica – 2007)

Franz Goria (voce e chitarra dei Petrol) ci racconta com’è nata l’idea alla base dell’artwork di Dal fondo, quali ne sono i referenti concettuali e la traduzione in una mostra…
L’immagine di copertina e l’intero artwork del disco è il risultato dell’adattamento di un mio lavoro dal titolo Sliced Earth, tradotto significa terra divisa o terra porzionata o ancora porzionatura terrestre. Se dovessi dare un nome italiano tradurrei in Campionatura Terrestre. Il nome in sé spiega molto, sia della tecnica utilizzata che del concetto su cui si fonda.
Prima di proseguire terrei molto a fare, sforzandomi nell’essere il più sintetico possibile, un cappello introduttivo e premetto che la mia vita ruota intorno a due grandi passioni, l’arte visiva e la musica. Possiedo una formazione artistica in quanto ho frequentato il liceo artistico prima e successivamente l’Accademia di belle arti, sezione scultura. Il tutto si è tradotto poi nella grafica, campo in cui lavoro da molti anni e in ambiti diversi, assolutamente non solo legati alla musica.
Nella mia esperienza professionale uno dei momenti migliori fu il contatto con il mondo dell’Interaction Design essendo coinvolto in qualità di Art Director nell’Interaction Design Institute di Ivrea. Lavoravo all’interno della Exhibition Unit, un gruppo formatosi internamente all’istituto e che si occupava principalmente di organizzazione di eventi, mostre e ricerca nell’ambito dell’Interaction Design. Il gruppo era formato da personaggi provenienti da mondi diversi, designer, architetti, video maker, psicologi o grafici musicisti come me.
La storia dell’istituto finì ma il gruppo E1 rimase coeso dando vita a una nuova esperienza autonoma che oggi prende il nome di Interaction Design Lab (www.interactiondesign-lab.com).
E’ proprio all’interno dell’esperienza Idlab che nasce il progetto Sliced Earth.
Era un periodo in cui stavamo sviluppando diversi progetti che ruotavano intorno al concetto di mappa, come tecnica di rappresentazione visuale di concetti non per forza legati alla geografia, o utilizzando la tecnica della mappatura geografica come schema metaforico.
Era il periodo in cui Google Earth e altri sistemi di mappatura satellitare prendevano maggiormente piede nel mondo internet definendo nuovi modi, ai quali oggi siamo assolutamente abituati, di visualizzazione, organizzazione e distribuzione dei contenuti.
Quindi un linguaggio assolutamente attuale e riconoscibile.
Prima di ciò le immagini satellitari del nostro mondo erano prerogativa di pochi, dedicate al mondo professionale o militare. Mentre noi avevamo sempre avuto a che fare con rappresentazioni geografiche piuù o meno dettagliate ma sicuramente mai così vicine e reali quanto le foto ad alta risoluzione di un satellite scattate in tempo reale.
In fondo senza rendercene conto abbiamo assistito a una silenziosa rivoluzione che ha cambiato l’immaginario di milioni di persone abituandoci a una rappresentazione del mondo, nella sua globalità, molto diversa da quella di dieci anni fa, completamente basata sulla rappresentazione cartografica.
Non è neanche da troppi anni che si sia affrontato il tema sulle carte geografiche mondiali del ridimensionamento dell’Europa. Se penso che alle elementari avevo una visione distorta del mondo e immaginavo l’Europa molto più grande di quello che è rispetto agli altri continenti mi sento come uno che ha appena oltrepassato il medioevo senza accorgersene.
Eppure è così, e non vale solo per l’Europa. Oggi sappiamo che non si trattava di un errore ma di una scelta fondata e con scopi ben precisi legati a questioni economico – sociali ed educative piuttosto che a questioni scientifiche.
Che la terra vista dai satelliti sia estremamente affascinante è innegabile e in alcuni casi sorprendente. Sono incredibili le foto notturne che evidenziano in modo chiarissimo, fornendo un’immediata lettura sulle zone di estremo benessere in contrasto con le zone di estrema povertà del mondo.
Le luci sfavillanti, accecanti tanto da far perdere di vista i confini geografici di Parigi, Mahnattahn o Roma in contrasto con il buio inimmaginabile, profondissimo ed esteso a dismisura delle zone dell’Africa, del Sudamerica o della Russia. La cosa sconcertante è che in quelle zone di buio profondo vivono in realtà i due terzi della popolazione mondiale, quei due terzi che rappresentano il “terzo mondo” ma che alla luce di un’immagine di questo genere diventano immediatamente il primo, il più consistente e il più importante.
Quindi raccontare la storia del nostro mondo ora, in tempo reale, utilizzando immagini reali e intervenendo solo nel riposizionamento delle aree geografiche per costruire una mappa metaforica, ma con l’intento di essere più reale della realtà, è la base concettuale su cui si fonda Sliced Earth.
Ho raccolto immagini scattate in un periodo di tempo abbastanza circoscritto, diciamo tra la guerra del golfo e l’11 settembre dell’attentato alle torri gemelle. Ho ritagliato fotografie dell’Europa e le ho mescolate con immagini di Baghdad, rendendo anche il più chiaro possibile l’intervento di Cut Up, lasciando i colori inalterati, le dimensioni date dalla distanza delle foto identiche. Quindi a una Baghdad reinventata, e più caotica di quella reale ho attaccato le immagini dei pozzi del Kuwait in fiamme; alle fiamme dei pozzi ho unito l’immagine satellitare del campo da Golf più grande di Hollywood, frequentato dai vip californiani, che proprio in quello stesso periodo prese fuoco; al campo da golf ho ricucito nuovamente Baghdad e altri pezzi di terra presi qua e là in occidente, e un pentagono sradicato e dalle dimensioni improbabili definisce un nuovo confine con una Manhattan che si ritorce su sé stessa e intorno al rogo delle torri gemelle.
E’ una mappa irreale ma costruita con immagini reali e inconfutabili, che nella mia idea riesce a rappresentare meglio della realtà la geografia mondiale nella quale viviamo. Avvicinando ciò che apparentemente sembra lontano, ridefinendo e affermando una visione piuttosto che una rappresentazione.
La scelta di utilizzare Sliced Earth per la copertina del disco dei Petrol è successiva alla sua realizzazione.
Chiedemmo a diversi grafici di fare alcune proposte, dando non troppe indicazioni per dare maggior spazio a libere interpretazioni. Le proposte furono tutte interessanti ma sembrava mancasse ancora qualcosa mentre l’immaginario dei Petrol prendeva una forma sempre più definita. In un primo momento avevo deciso di tenermi fuori per timore di un’eccessiva autoreferenzialità, ma in ultima istanza decisi di proporre un possibile adattamento di quest’immagine all’artwork del disco. Sliced Earth si sposava in effetti in modo assolutamente naturale con le tematiche affrontate all’interno del nostro primo lavoro.
Quindi adattai l’immagine al formato cd facendo alcune proposte. Nel ragionare insieme, sul titolo, sul senso di quell’immagine e sul senso delle nostre liriche venne in mente l’espressione “dal fondo”, didascalica per il nostro nome ma in contrasto con un’immagine vista dall’alto.
I richiami alle tematiche generali sono abbastanza chiari e si possono esprimere in vari modi, il Petrolio che arriva dal fondo della terra, come le canzoni che arrivano dal fondo della nostra vita, la visione della realtà descritta senza mezzi termini, in modo fotografico, ma anche reinterpretata in modo visionario ed estraniante, distaccandosi nel tentativo di osservare il tutto da un nuovo punto di vista.
Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto nella stampa del cd e nell’adattamento di Sliced Earth, allo stesso tempo ho voluto non spiegare il lavoro all’interno del disco confidando nella curiosità di chi lo acquista.
Questo perché credo sia affascinante scoprire le cose lentamente.
Dopo i primi concerti di presentazione proponemmo di presentare l’artwork attraverso una mostra che si tenne al circolo “Amantes” di Torino. Luogo che frequentiamo abitualmente, molto attivo nel campo artistico attraverso l’organizzazione di mostre ed eventi.
Feci quindi stampare tre pannelli nelle dimensioni reali di 2 metri per 60 centimetri, utilizzando una tecnica di stampa particolare che simula l’effetto metallico. I tre pannelli si differenziano per la colorazione riprendendo l’utilizzo che ne è stato fatto sul disco. Quindi un pannello con la colorazione originale e inalterata (come la copertina), un secondo virato sul rosso (come l’etichetta del cd) e un terzo virato sul nero (come l’interno della copertina).
Durante la serata proiettammo anche un video in loop di Herzog, I giorni dell’Apocalisse, documentario stupendo che abbiamo utilizzato (estrapolandone alcune parti) anche in performance dal vivo.
Il filmato si sposa perfettamente con il progetto in quanto è girato completamente nel Kuwait subito dopo la fine della guerra, quindi lo stesso periodo in cui sono state scattate le foto della copertina, e documenta le operazioni di spegnimento dei pozzi petroliferi intervallate da interviste a gente del luogo coinvolta e devastata direttamente dalla guerra e dalle sue conseguenze.
Ho fatto poi altre stampe dei pannelli, tutte numerate e firmate, con l’idea di venderle o regalarle. In generale, visto che uno dei miei obiettivi vitali è quello di far convivere i diversi aspetti di me, e cioè la grafica, l’arte visiva e la musica, questo lavoro mi ha dato delle enormi soddisfazioni.

Sul sito, nella sezione “dal fondo” è possibile leggere la descrizione del lavoro e visualizzare Sliced Earth per intero.
Pagina su petrolmusic
Foto della mostra: (Fotografo: Carlo De Marchis – grazie J)
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2 commenti

  1. Questa sezione dedicata alle contaminazioni tra musica e arte non poteva iniziare in miglior modo con questo splendido saggio di Franz Goria. E’ un grande artista.

  2. Un articolo eccezionale.
    Grazie a Franz Goria

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